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lunedì 7 marzo 2016

L'assassinio di Berta Caceres


Solidarietà con il popolo Lenca

Con immenso dolore comunichiamo l'assasinio di Berta Caceres, amica honduregna, esempio lumonoso di vita spesa al servizio dei più deboli.

Berta Cáceres, leader del Consiglio delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras (Copinh), da oltre vent’anni rischiava la vita per difendere lo straordinario patrimonio culturale e ambientale del popolo Lenca, tra i più antichi del continente.
Lo scorso aprile è stata insignita del Premio Goldman per l’Ambiente, il più alto riconoscimento assegnato agli ecoattivisti per le vittorie conseguite nel proprio contesto comunitario.
Alla guida della comunità di Rio Blanco, Cáceres ha estromesso l’impresa nazionale Desa e i maggiori costruttori di dighe al mondo, i cinesi di Sinohydro, dalla realizzazione del complesso idroelettrico Agua Zarca, previsto sul Rio Gualcarque, nell’Honduras Nord-occidentale. Un fiume sacro nella cosmogonia Lenca, fonte d’acqua per circa 600 famiglie che vivono nella foresta pluviale d’alta quota compresa fra i dipartimenti di Santa Barbara e Intibucà.
Senza il loro consenso, l’impianto era stato autorizzato contravvenendo alla Convenzione Ilo 169 del 1989 sul diritto all’autodeterminazione dei popoli indigeni.
Per oltre un anno, i nativi hanno bloccato l’accesso al cantiere resistendo a sgomberi, aggressioni, arresti, torture.

Presentato ricorso all’International finance corporation (Ifc), ente finanziatore e braccio privato della Banca Mondiale, la leader indigena ha portato il caso fino alla Commissione dei diritti umani interamericana.
L’ennesimo omicidio di un membro del Copinh ha convinto la Sinohydro a sciogliere il contratto e l’Ifc a ritirare i fondi. Un traguardo importante, strappato col sangue.

Berta Cáceres ha subìto minacce di morte e portato i figli in Argentina per scongiurare il rischio sequestri. Accusata di terrorismo, è stata arrestata e perseguitata giuridicamente dal governo. Ciò nonostante, è diventata un riferimento per la causa indigena, da lei perorata di fronte alla Corte europea di Strasburgo, alla Banca Mondiale e lo scorso novembre in Vaticano.
Dopo infinite minacce di morte, la scorsa notte Berta è stata assassinata nella sua casa. 

Averla conosciuta e accompagnata per un breve tratto di strada ci rende orgogliosi, commossi, grati.
Ci stringiamo attorno alla sua famiglia, al popolo lenca, a tutti quelli che l'hanno conosciuta, stimata, amata.
Berta Caceres vivrà per sempre nei nostri cuori.
Chi c'è dietro questo omicidio?

Dal comunicato stampa dei figli e della madre di Berta Caceres
"Responsabilizziamo l'impresa DESA, così come gli organismi finanziari internazionali che  sostengono il progetto, Banco Olandese FMO, Finn Fund, BCIE, Fichohsa, e le imprese compromesse CASTOR, Gruppo impresario ATALA, della persecuzione, la criminalizzazione, l'istigazione, le continue minacce di morte contro la sua persona, la nostra e del progetto COPINH. Responsabilizziamo lo Stato honduregno di aver oscacolato notevolmente la protezione della nostro Bertha, e di aver portato alla persecuzione, criminalizzazione e omicidio. Avendo scelto di tutelare gli interessi delle società di cui sopra delle decisioni e mandati della comunità."


articolo di Lorenzo Brenna postato su lifegate.it

Omicidio Berta Cacéres, in pericolo l’unico testimone, bloccato in Honduras - LifeGate

L’attivista messicano Gustavo Castro Soto, testimone del delitto, è stato fermato all'aeroporto mente cercava di tornare in Messico. E accusa la polizia di aver alterato la scena del crimine. 

L'attivista Gustavo Castro SotoIl popolo honduregno sta ancora piangendo la morte di uno dei suoi leader più carismatici e influenti, Berta Cacéres, la militante ecologista uccisa a colpi di arma da fuoco lo scorso 3 marzo.
La scia di sangue potrebbe però allungarsi ulteriormente in quello che la ong Global Witness ha definito il posto più pericoloso per un attivista ambientale.

Ad essere in pericolo è Gustavo Castro Soto, attivista messicano appartenente alle organizzazioni non governative Otros Mundos, Amigos por la Tierra México, Rema, la Rete messicana dei danneggiati dalle miniere nata in Chiapas nel giugno 2008 e il Movimento Mesoamericano contro il Modello Estrattivo Minerario (M4).
L’uomo è l’unico testimone dell’omicidio della Cacéres, quella notte infatti era ospite in casa della donna, l’indomani avrebbero dovuto partecipare insieme ad un incontro sulle energie rinnovabili.

Quando il commando armato è penetrato nell’abitazione e ha ucciso la leader del Copinh (Consejo Civico de Organizaciones Populares e Indigenas de Honduras), Gustavo Castro Soto è stato ferito a una mano e a un orecchio e si è salvato fingendosi morto.
Soto potrebbe dunque fornire informazioni preziose per identificare gli assassini di Berta Cacéres, non è detto però che il governo honduregno cerchi questo tipo di informazioni. Proprio la madre dell’attivista uccisa ha dichiarato apertamente di ritenere il governo responsabile della morte della figlia.

Lo scorso 6 marzo l’uomo, sentendosi in pericolo, ha cercato di lasciare l’Honduras per tornare in Messico ma il governo glielo ha impedito, bloccandolo all’aeroporto di Tegucigalpa. Secondo le fonti governative l’attivista messicano sarebbe trattato come un testimone protetto, gli attivisti del Copinh sostengono invece che sia trattenuto contro la sua volontà.

Brerta Cacéres riceve il Goldman Environmental Prize
(nella foto a sinistra Berta Cacéres, premiata nel 2015 con il Goldman Environmental Prize per aver bloccato la costruzione di una diga che avrebbe isolato la comunità dalle sue risorse naturali)

Gustavo Castro Soto, al quale l’Honduras dovrebbe “assicurare l’integrità fisica per tutto il periodo necessario a preparare e completare il suo allontanamento dal Paese”, secondo la Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh), è stato condotto a La Esperanza, dove è stata uccisa la Cacéres, per essere nuovamente interrogato dai pubblici ministeri. Secondo la denuncia di Otros Mundos Chiapas, il governo honduregno non avrebbe spiegato ufficialmente per quale motivo il cittadino messicano sia trattenuto nel Paese.

“Viene trattenuto perché vorrebbero usarlo per manipolare la sua versione dei fatti”, fanno sapere fonti vicine alla famiglia Cacéres. Dal canto suo la procura ha iscritto nel registro degli indagati un militante del Copinh, l’organizzazione delle popolazioni indigene, che Berta Cacéres aveva contribuito a fondare, teme che la magistratura voglia derubricare l’omicidio a “delitto passionale”.

“Gustavo Castro non viene trattato come una vittima di un tentato omicidio, la sua vita viene messa a rischio e gli viene negato il diritto alla libera circolazione”, si legge in un comunicato di Otros Mundos.

Silvio Carrillo, nipote della Cáceres, ha affermato che a Soto non è stato permesso di dormire né di cambiarsi gli abiti insanguinati dopo l’attacco, mentre lo stesso attivista messicano, al quale è stato offerto aiuto medico solo tre giorni dopo la sparatoria, ha affermato che la scena del crimine è stata alterata. Ha infine aggiunto che gli investigatori gli hanno chiesto di visionare delle immagini per identificare possibili sospetti, “ma con mio rammarico tutti i video e le foto che mi hanno mostrato ritraevano marce e manifestazioni del Copinh”.

Funerale di Berta Cacéres
Il popolo honduregno raccolto a lutto per la morte del suo leader Berta Cacéres
I quattro figli della Cacéres hanno evidenziato la necessità di una commissione internazionale imparziale “poiché è già stata dimostrata una mancanza di oggettività nel modo in cui sono state avviate le indagini nel Paese”. Nonostante le evidenti reticenze del governo un intero popolo chiede giustizia e la fine dell’impunità per i colpevoli, al grido di “Berta no muriò, se multiplicò”.

domenica 24 novembre 2013

Honduras: Nobel Women Initiative

Siamo in molti a non sapere quanto duramente in Honduras si sta lottando per il ripristino della democrazia e dei diritti umani. Di seguito, un comunicato di JASS Mesoamerica e un messaggio di alcune donne premio nobel per la pace:
Honduras JASS 2013 elezioni: "Gli elicotteri attraversano di nuovo  il cielo e i militari occupano ogni centimetro della nostra terra. Tutto un popolo che ha resistito per 4 anni alla dittatura militare è pronto a votare e per iniziare una nuova era di ri fondazione. Tuttavia le strade sono ancora spoglie, si torneranno a inondare di una marea di uomini e donne che lottano per la democrazia? torneremo a vivere l'orrore? Continueremo ad essere sommersi nella dittatura? tutto è molto incerto, pero la speranza di una Honduras buona per tutte e tutti è la certezza che accompagna i nostri cuori, oggi, il 24 di novembre come ha fatto in quel 28 giugno. Vi terremo al passo delle informazioni." 
 Daysi Flores 

‪#‎EleccionesHonduras2013‬ MESSAGGIO DELL'INIZIATIVA DELLE DONNE PREMIO NOBEL DELLA PACE (pubblicato oggi - 24.11.2013 - nel periodico di El Heraldo)
Come donne insignite del Premio Nobel della Pace, esprimiamo la nostra preoccupazione per il clima di tensione che ruota intorno al processo elettorale e il nostro interesse per lo sviluppo democratico e conforme al diritto delle prossime elezioni in Honduras.
Dalla la nostra visita al paese nel gennaio del 2012, abbiamo constatato che il paese affronta un contesto di polarizzazione sociale, la violenza e le violazioni dei diritti umani, che si sono venuti ad aggravare a seguito del colpo di Stato del 2009.
Ci preoccupano le recenti aggressioni perpetrate contro le difensori Karla Lara, Berta Oliva, Gilda Rivera, Suypa Martinez, attraverso campagne diffamatorie, così come la criminalizzazione delle difensori del territorio come Berta Caceres, Magdalena Morales e Ethel Corea.
Riconosciamo che il processo elettorale rappresenta una speranza per la restituzione della democrazia e dello stato di diritto, così come per promuovere profondi cambiamenti che superano la disugualianza e la violenza, che hanno un impatto particolare sulle donne.
Apprezziamo le iniziative delle organizzazioni femminili e femministe per osservare e contribuire al buon svolgimento del processo elettorale, come è il caso dell'Osservatorio di Violazione ai Diritti Umani e della Resistenza delle Donne.

Confidiamo che durante il processo elettorale e nei giorni successivi si garantirà il rispetto ai diritti umani, particolarmente delle persone difensori e giornalisti, e delle/degli osservatori internazionali. 


Aggiornamento al 3 marzo 2016: 
 

Purtroppo questo aggiornamento non è una bella notizia perché è stata assassinata Berta Caceres: ecologista e leader del Copinh (Consiglio delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras), che da vent’anni rischiava la vita per difendere l'ambiente in Honduras e gli indigeni Lenca.
Fondato nel 1993, il Copinh raccoglie circa 200 comunità Lenca.
Ha fermato speculazioni minerarie, contribuito alla nascita di aree forestali protette, vigilato sulle violazioni dei diritti umani e promosso processi di autonomia, istituendo scuole, radio comunitarie, centri medici, antiviolenza e di formazione professionale. Un movimento spesso minacciato dagli squadroni della morte al soldo delle imprese (101 gli omicidi di ecoattivisti registrati nel Paese dal 2010 al 2014). Soprattutto dopo il colpo di Stato del 2009, seguito dall’impennata dei mega-progetti idroelettrici e minerari approvati. La vita di Berta è solo un dettaglio nei prezzi che hanno questi progetti.

http://www.theguardian.com/world/2016/mar/03/remembering-berta-caceres-interview-la-esperanza-honduras-human-rights 

Qui una recente sua intervista su Left: http://www.left.it/2016/03/03/honduras-assassinata-berta-caceres-la-leader-degli-indigeni-lintervista-che-ci-aveva-concesso-pochi-mesi-fa/