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mercoledì 20 gennaio 2016

Giù le mani dalle nostre donne

Sempre sulle violenze contro le donne avvenute in nord Europa nella notte di Capodanno, ri-bloggo un articolo pubblicato su Dol's l'8 gennaio 2016 in quanto lo condivido in toto. E' stato scritto da Simona Meriano (autrice di “Stupro Etnico e rimozione di Genere” - Ed. Altravista, 2015)

Le donne diventano alternativamente, a seconda dei punti di vista, prede o proprietà da difendere.


donna-violata-giù le-mani-dai-nostri-corpiDavanti alle violenze di Colonia non bisogna abbassare la voce. Ci aspettiamo una ferma presa di posizione politica e mass mediatica contro gruppi di uomini che hanno umiliato, toccato, ferito l’anima e il corpo di donne che stavano semplicemente vivendo la loro vita.
Ci aspettiamo una condanna decisa dei comportamenti violenti, deprecabili in sé. Invece no. Invece assistiamo alla strumentalizzazione della violenza di genere e le donne diventano alternativamente, a seconda dei punti di vista, prede o proprietà da difendere.
Ancora una volta le femmine della società non sono considerate persone lese nell’esercizio della loro libertà, ma rappresentazioni dell’orgoglio maschile, che si erge a paladino della giustizia quando si sente minacciato da altri uomini.

Quando gli stranieri osano toccare le “nostre donne” la questione diventa tra “noi” e “loro” e ciò che conta non sono le vittime, ma gli schieramenti.
Il corpo delle donne nell’immaginario collettivo patriarcale rappresenta la nazione e l’aggressione sessuale è un’arma di dominio potente che alimenta il conflitto per la supremazia identitaria. In questa dimensione il fatto della violenza passa in secondo piano e diventa centrale la lotta per l’identità e il territorio.

Il dibattito sociale e politico si sta concentrando sulla questione dell’immigrazione, il problema è l’ordine pubblico, sono le minoranze presenti nelle nostre città, è la Comunità Europea incapace di gestire il dramma dei profughi. Migliaia di donne sono vittime di violenza ogni giorno nelle loro case e oggi la risposta alla violenza di genere è chiudere le frontiere? Oltre all’ipocrisia qui ci troviamo davanti a una grande confusione. Incapaci di chiamare le cose con il loro nome.

Nessuno sta affrontando gli avvenimenti di Colonia da un’ottica di genere, analizzando seriamente il significato della violenza sulle donne nel contesto globale e con un onesto sguardo alla storia, alla nostra storia, perché l’uso e l’abuso del corpo femminile per tracciare confini e definire identità etniche appartiene anche a noi, purtroppo, alla nostra cultura patriarcale che pone la donna sempre e comunque in una posizione di inferiorità.

Il giornalista Sallusti ha dichiarato durante un’intervista televisiva che le donne in Occidente sono sacre, frase di impatto mediatico che di certo fa leva sull’emotività, ma che significa? Quando siamo diventate creature “sacre”?
È sacro qualcosa che attiene al divino, qualcosa di intoccabile e questa, statistiche alla mano, non mi sembra la condizione della donna oggi.

Mi aspettavo una forte e seria condanna della violenza sulle donne di Colonia come fenomeno che ha caratteristiche specifiche e portata universale, mi aspettavo una ferma assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e dei mezzi di informazione, non la diffusione e il rafforzamento di stereotipi, riducendo la questione a una scelta di parte, desta/sinistra, xenofobia o accoglienza dei profughi. Dicotomie inconciliabili, da campagna elettorale e giochi di potere, come se il dramma della violenza sulle donne non riguardasse tutti a prescindere dall’appartenenza politica.

Certamente i fatti accaduti a Colonia e nelle altre città europee devono essere ricostruiti e vanno accertate le responsabilità. La violenza di gruppo non è mai casuale, c’è sicuramente una regia, una volontà destabilizzante, pensata prima che agìta. L’aggressione sessuale terrorizza e lascia segni profondi, deve essere condannata con forza e senza attenuanti, ma legare il comportamento violento a una specifica provenienza etnica è un atteggiamento rischioso che alimenta odi etnici con conseguenze che possono essere gravissime.
Leggere questi avvenimenti come scontro tra culture offre una visione miope, parziale e tendenziosa del fenomeno e ci rende incapaci di contrastare efficacemente la violenza di genere per quello che realmente è.

Qual è questa nostra cultura migliore delle altre che ci vede al primo posto nel turismo sessuale?
Le donne e le bambine del Terzo Mondo non sono sacre come le nostre?
Le migliaia di vittime della tratta e della prostituzione forzata, che nei nostri paesi muovono un giro milionario di denaro sporco, a che sfera di sacralità appartengono?

La violenza sulle donne è un’arma di guerra e una strategia di dominio in tempo di pace. É un fenomeno che nasce da una cultura patriarcale globalmente diffusa. Non è solo un atto simbolico, è un’attività performativa, dal forte potere evocativo, in cui il gruppo maschile rafforza la propria identità, sancisce la differenza di genere, definisce dei confini. Sul corpo femminile, da sempre, gli uomini combattono tra loro per la supremazia sul territorio. Donna e Terra, legate da un unico destino.

Lo Stato Islamico ha legalizzato la schiavitù sessuale incoraggiando lo stupro delle donne yazide, ebree e cristiane quando si trovano nei territori conquistati. Si tratta di un’azione pianificata e condotta con estrema lucidità, esattamente come è avvenuto in Bosnia Erzegovina, in cui si confusero conquista della terra e conquista sessuale.
Nella lotta per la superiorità identitaria, il nemico viene scelto a tavolino, si programma il suo annientamento e lo si fa sistematicamente usando i corpi femminili. Ovunque.

Nel momento in cui lo stupro viene istituzionalizzato e gli vengono attribuite valenze etniche, si diffonde velocemente e compierlo diventa un diritto e persino un dovere, perché trova motivazione in principi più alti e fini superiori (come la creazione della Grande Serbia e la Guerra Santa). Diventa un’arma legittima di una potenza devastante, perché legata a due dimensioni identitarie fondamentali: l’identità etnica e l’identità di genere, che nonostante siano un prodotto culturale, cioè costruite e mutevoli, vengono percepite come naturali, perenni, non negoziabili.

Gli uomini islamici stuprano le donne “infedeli”.
Gli uomini serbi, cristiani ortodossi, stupravano le donne bosniache musulmane incidendo croci sui loro corpi per umiliarle.
Gli hutu in Rwanda pianificarono lo stupro delle donne tutsi per realizzare la pulizia etnica.
L’IS usa l’istituzione dello stupro come incentivo per reclutare nuovi terroristi.
L’esercito americano usava lo stupro come incentivo per reclutare soldati destinati al Vietnam.
I tedeschi usarono ogni tipo di violenza sulle donne ebree, le donne tedesche furono violentate dai sovietici, le donne coreane dai giapponesi.
Quando ci fu lo sbarco in Normandia le donne francesi furono stuprate dai “liberatori”.
In Congo lo stupro è usato come arma da tutte le parti in conflitto.
In Nigeria le donne e le bambine sono vittime dei terroristi di Boko Haram.

L’elenco è infinito. La violenza sulle donne è una strategia voluta e incoraggiata dall’alto. È una tattica politica, SEMPRE, perché è sempre un’arma di dominio dell’alterità femminile in contesti culturali maschilisti patriarcali che considerano le donne semplicemente una proprietà degli uomini. Lo stupro è sempre un mezzo per ripristinare o ribadire un potere, maschile. Farne una questione etnica, riconducibile alla sola contrapposizione noi/loro e dimenticare le vittime significa perpetrare il continuum della violenza. Accettare le rimozione genere a favore di un culturalismo ideologico e fazioso contribuisce a mantenere le donne in una posizione subordinata, proprietà da difendere, non soggetti di diritto.

E la sindaca Henriette Reker, che ha tutta la mia solidarietà per essere stata accoltellata in ottobre alla vigilia delle elezioni, per il suo atteggiamento favorevole all’accoglienza dei rifugiati siriani, si è purtroppo rivolta alle donne proponendo un codice di comportamento per evitare le molestie sessuali. Dare un messaggio di questo tipo, che di fondo attribuisce alla donna e ai suoi comportamenti delle responsabilità è molto rischioso, alimenta la colpevolizzazione e ci fa tornare indietro, dopo anni di lotte per l’autodeterminazione e la libertà, a un clima di paura e diffidenza. 


(di mio, a questo articolo, posso aggiungere soltanto una cosa: un grande sonoro applauso e un grazie a Simona Meriano per averlo scritto. lo faccio girare, e invito anche voi a farlo.)

giovedì 14 gennaio 2016

Stupro di gruppo in nord Europa

Colonia, verità sconvolgente: fu Taharrush, il “gioco” arabo dello stupro

Benché si continui a citare soltanto Colonia (Germania), devo e voglio ricordarlo sempre che anche le donne di altre città del nord Europa sono state oggetto di questo "taharrush" durante i festeggiamenti di piazza in questo capodanno 2016. Detto ciò non mi resta che augurarvi buona lettura.

l'articolo è di Marcello Foa

Provate a immaginare una donna che cammina per strada e che ha solo una colpa: veste all’occidentale e non è accompagnata da un uomo appartenente alla sua famiglia. Improvvisamente viene circondata da un gruppo di uomini, dieci, venti talvolta di più. Alcuni la circondano, altri fanno da palo e sviano i curiosi. Dal gruppo si staccano tre o quattro che iniziano a toccare i seni della poveretta, le toccano il sedere, se ha la sventura di portare la gonna, gliela alzano, le strappano le mutande e le infilano le mani nelle parti intime tra risa e scherni. In internet gira il video di una donna filmata durante questa pratica: se ve la sentite  ascoltate il suo urlo. E’ agghiacciante. Le più fortunate vengono lasciate andare, le altre vengono violentate dal branco.


(attenzione, questo video mette a prova la vostra sensibilità)

La pratica si chiama Taharrush ed è segnalata nei Paesi del Golfo, a cominciare dall’Arabia Saudita, ma anche in Tunisia, in Egitto, in Marocco, soprattutto al termine del Ramadan ma in genere in occasione di grandi assembramenti. Perché la folla è ricercata dagli uomini che praticano le molestie  di gruppo, la folla aiuta, nasconde, relativizza, la folla aiuta a punire le donne non velate. Come quelle che festeggiavano l’avvento del nuovo anno a Colonia e nelle altre città tedesche la notte di Capodanno.

La Bild l’altro giorno ha pubblicato i verbali delle donne che sono state aggredite. E’ un resoconto dell’orrore. A tutte hanno cercato di infilare dita nelle parti più intime. A tutte sono stati palpati seni e sedere. Tutte sono state circondate, umiliate, derubate. Alcune sono state violentate.
Ricorda qualcosa? Sì lo avete capito. Nelle piazze tedesche è stato praticato il Taharrush, il “gioco” dello stupro e non è una supposizione giornalistica ma la conclusione a cui è giunta la Polizia federale tedesca, che ora è molto preoccupata perché teme il ripetersi di questi episodi.
Dovremmo esserlo anche noi, ma scommetto che pochi di voi, cari lettori, avrete letto grandi titoli al riguardo. Come è avvenuto sin dall’inizio di questa drammatica vicenda, nei grandi media prevalgono l’imbarazzo, il silenzio, la compiacenza del politicamente corretto, dunque il desiderio ricorrente di non offendere il “diverso”. Nemmeno se è un criminale.

E qui occorre puntualizzare. Nessuno pensa che tutti gli islamici pratichino il Taharrush. Al contrario: nel Maghreb le autorità arabe e la maggior parte degli Imam condannano e perseguono il comportamento disumano compiuto da piccole minoranze. Dunque non si tratta di criminalizzare l’Islam, né tutti gli immigrati, bensì di capire, segnando il confine tra l’accoglienza e l’abuso, tra l’integrazione e l’arroganza.

La Svizzera insegna che un percorso di integrazione armonioso e ancorato al territorio permette di accogliere felicemente persone di diverse etnie, culture e religioni. Oggi nella Confederazione elvetica vivono profughi kosovari, iracheni, etiopi, afghani, arabi senza gravi problemi e i loro figli si sentono ticinesi, vodesi o zurighesi. Un percorso di straordinario successo, perché graduale e controllato.
Quando invece si permette a centinaia di migliaia di persone di arrivare simultaneamente in un Paese, seppur grande e federalista come la Germania, senza preparazione, senza un adeguato percorso, il risultato è antitetico rispetto alle lodevoli intenzioni. Non si fa del Bene, si promuove il Male. Si incoraggia una massa enorme di giovani non ad adeguarsi ai costumi e alla cultura del Paese, ma a imporre la propria visione degenerata del mondo. E la vista, il contatto con donne occidentali diventa per molti di loro irresistibile.

Possiamo accettarlo? La risposta dovrebbe essere scontata, ma di questi tempi non lo è; a molti apparirà come un atto di coraggio o come un inaccettabile affronto al politicamente corretto. E allora diciamolo forte. La risposta è no, e non per istigare all’odio religioso ma per difendere la nostra civiltà e i nostri valori. Perché se si tace passa il messaggio sbagliato ovvero che in questa Europa tutto è possibile. Anche stuprare una donna nel corso di una notte di festa. Una donna impura, una donna occidentale.

fonte: IlGiornale

mercoledì 13 gennaio 2016

A Colonia? Il sì (ideale) delle femministe (le mie riflessioni su questo articolo)

Azz! (esclamo con sarcasmo)
E ora vediamo cosa c'è da esultare per questa fine-silenzio delle "femministe" (italiane). (oh ma, perché tra virgolette la parola "femministe"? perché quelle vere -e anche un po' incazzate- da un bel pezzo le ho perse di vista, tra questi silenzi, queste mille polemiche, queste infinite meline del menga, questi ragionamenti "intellettualoidi" che nella pratica non aiutano proprio nessuno...) 
 
 
l'articolo è di Giusi Fasano e Luisa Pronzato, pubblicato su 27esimaora.corriere.it
 
Direzione Colonia, promettono quasi tutte. Andare perché serve farsi sentire. Perché è tornata l’ora di riprendersi la piazza. Per dare più forza a libertà ancora fragili. E senza temere strumentalizzazioni.
E perché solo a Colonia, quando queste violazioni sono accadute anche in altri Paesi dell'Europa? Cos'è?! la città simbolo? E a cosa serve farsi sentire per un giorno soltanto? A riprendersi la piazza? Ma veramente fate sul serio?!?!
 
Ma chi sta davvero andando al carnevale renano del 4 febbraio? «Ci organizzeremo», «cercherò di esserci», «magari ci accordiamo per andarci in macchina» sono le risposte di chi annuncia di voler partecipare. Il passaparola ha scavalcato confini politici e differenze di posizione e per una volta la risposta della variegata galassia femminista italiana sembra compatta: andare a Colonia, al momento luogo ideale per mostrare al mondo che le donne sanno e vogliono difendere le libertà conquistate.
Per come la pensa questa femminista-nella-variegata-galassia-femminista (non dico italiana perché mi sento cittadina del mondo) non vedo Colonia come il luogo ideale per dimostrare di voler difendere le libertà conquistate. (non ne farei la città-simbolo) Per come la vedo, dovevamo esserci e dimostrare qui e da subito! e avremmo anche dovuto non fermarci al raduno-dimostrazione di un giorno (che come sappiamo bene non c'è neanche stato, non ancora, né da vicino né da lontano. Niente manifestazione di solidarietà!). Per come la vedo, dovevamo fare rete nell'immediato (vabbeh, diciamo che non è troppo tardi) e andare avanti ad oltranza con iniziative pratiche per "prenderci la piazza" (e non RI-prenderci, perché considerato quanto accade tutti giorni in tutti i luoghi del mondo, la piazza ce l'hanno sfilata da sotto i piedi. A tutte. Così è, per ogni diritto leso, da una parte all'altra del globo).
Tutte alla Weiberfastnacht, la giornata femminile del Carnevale: per chiedere e regalare un bacio ai passanti, come vuole la tradizione, ma soprattutto per ristabilire fra la violenza e il corpo delle donne quella distanza che i fatti di Capodanno hanno pericolosamente accorciato. Ma per ora sono dichiarazioni d’intenti, dicevamo, mentre le femministe tedesche tacciono e in Italia, per quanto la parola d’ordine sembrerebbe «partecipare», in realtà nessuno si è ancora organizzato per gli spostamenti e le modalità di adesione. Invita alla trasferta tedesca una femminista storica come Lea Melandri: «È chiaro che in questo caso c’è una componente che riguarda i migranti e la loro integrazione ma facciamoci caso, ancora una volta l’odio si manifesta contro il corpo delle donne, originaria forma di dominio che riguarda la relazione fra i sessi. Io dico: andare a Colonia, sì, ma manifestiamo anche in Italia. Non lasciamo che dopo tutto questo si seppellisca di nuovo la questione femminile».
Embeh cara Lea, non credo proprio che questo c'entri con l'integrazione dei migranti (sono tanti ad essere integrati), qui c'entra il terrorismo. Quanto è accaduto, è stato -chiamiamolo per nome e cognome- un attacco terroristico rivolto contro le donne. E non è la prima volta che accade! (puoi chiederlo alle donne yazide tanto per... ma non solo). E invece per quanto riguarda la "questione femminile" che secondo te rischia di essere "seppellita di nuovo" ... qui di seppellimenti ci sono solo quelli delle donne che continuano ad essere uccise e violate tutti i giorni in ogni parte del mondo. E finché ci sarà ancora un solo luogo in cui il diritto di essere donna-persona non viene rispettato, ci dobbiamo sentire tutte parte lesa. Coesione!
Cristina Comencini, di «Se Non Ora Quando – Libere», non ha dubbi: «Bisogna andare tutti quanti e vorrei maschi che venissero a dimostrare di essere illuminati. Per le donne all’ordine del giorno c’è la libertà. Punto». Pensando al 4 febbraio di Colonia, dice, «mi sono ricordata di un convegno di femministe a Paestum negli anni Settanta. Gli uomini non ci volevano e si fecero trovare lungo i muri con i pantaloni tirati giù. Siamo andate avanti lo stesso, senza guardarli, e abbiamo vinto noi».
Una grande vittoria duratura, Cristina, complimenti per l'audacia dimostrata in passato! Tuttavia i risultati si vedono tutti i giorni in ogni luogo d'Italia. E si vedono anche nelle esemplari punizioni che la giustizia dello stivale propina agli stupratori e assassini nostrani. Non ti accorgi che anche la nostra libertà di scelta e partecipazione è compromessa? Ci siamo arenate! Ci siamo assopite sulle conquiste fatte, che ora ci stanno sfilando una ad una.
«Se Non Ora Quando – Factory» ritiene fondamentale la mobilitazione di donne uomini. «Prima di andare in Germania dovremmo anche interrogarci sul machismo che esiste in tutte le culture, non soltanto di quella islamica» premette Loredana Taddei. Che aggiunge: «Vorrei far notare che mentre discutiamo di Colonia da noi hanno ammazzato cinque donne…».
Perciò vorrei farti notare cara Loredana, che già per le nostre battaglie nazionali ci siamo bloccate, ci siamo appisolate sulle chiacchiere che si fanno a iosa, che si sentono e leggono a dismisura (ma le parole non fanno rumore!), mentre invece sul da farsi nulla accade: né per quanto riguarda l'educazione a scuola, né per quanto riguarda le pubblicità sessiste, né per quanto riguarda i programmi proposti dalla tv ormai completamente spazzatura, che invece potrebbe fare molto per disperdere il germe della violenza e della supremazia del patriarcato. Chi invece fa sono quelle realtà autogestite che lavorano sul campo e a cui le donne possono rivolgersi direttamente (ma questo è un altro capitolo ... non voglio arrivare a parlare pure dell'emendamento Giuliani).
 
La scrittrice italiana Lorella Zanardo, autrice del documentario Il corpo delle donne , è per la giornata di Colonia, «assolutamente». «E basta temere le strumentalizzazioni, per favore. Se siamo forti e determinate nessuno potrà mettere bandiere sulla nostra testa. C’è il rischio certo, ma io sono molto attenta e molto brava a non farmi strumentalizzare, facciamolo tutte. Sarebbe più pericoloso chinare la testa».
(clic: mi piace) E con te Lorella, mi trovo a concordare con quanto affermi. Semplicemente d'accordo, tranne che "per la giornata di Colonia" in quanto dovrebbe essere "la giornata dell'Europa" considerato che si è voluto colpire le donne europee in diversi paesi (non solo in Germania).  Un luogo vale l'altro, a questo punto. E allora perché non farlo qui come anche lì? E inoltre, un giorno soltanto (mi ripeto) a cosa serve? Abbiamo la necessità di essere forti, determinate, unite e specialmente costanti nel tempo.
L’Unione Donne Italiane è invece così convinta della giornata tedesca del 4 febbraio che per chi non potrà permettersi la trasferta sta pensando di organizzare in parallelo il 4 febbraio italiano. Vittoria Tola dice che per l’occasione si può rispolverare un vecchio slogan: «La notte ci piace, vogliamo uscire in pace».
(clic: mi piace) Ma comunque abbiamo la necessità di essere forti, determinate, unite e specialmente costanti nel tempo in tutto questo, anche per poter ottenere in modo permanente di poter 'uscire in pace'.
«Sarà un terreno scivoloso e pericoloso perché ci sarà chi vorrà usare il 4 febbraio contro gli islamici, indistintamente. Ma noi ci distingueremo dalle tendenze xenofobe. Vogliamo esserci e ci saremo» annunciano le dirigenti nazionali di Dire (Donne in rete contro la violenza) con le parole di Lella Palladino.
(clic: mi piace) Infatti non si tratta di criminalizzare l’Islam, né tutti gli immigrati, bensì di capire, segnando il confine tra l’accoglienza e l’abuso, tra l’integrazione e l’arroganza.
«Aderiamo ma sia chiaro che prendiamo le distanze dalle dichiarazioni razziste» tengono a precisare anche Barbara Mapelli e Laura Quadriole, Casa delle donne di Milano,
(clic: mi piace) E così deve essere. Più che giusto prendere le distanze dalle dichiarazioni razziste, poiché c'è differenza tra criminale e immigrato. Non ci piove!
mentre Marina Cosi (associazione Giulia) e Daniela Brancati (premio immagine amiche dell’Udi) parlano a titolo personale anticipando un’adesione «necessaria» per ribadire una volta di più la «libertà di camminare per strada e andare in discoteca senza rischiare nulla» o il fatto che «non conta essere di destra o di sinistra perché la libertà e la verità fanno bene a tutti».
(clic: mi piace) Ma comunque sia "abbiamo necessità di essere forti, determinate, unite e specialmente costanti nel tempo in tutto questo, per poter ottenere in modo permanente 'la libertà di camminare per strada e andare in discoteca senza rischiare nulla'."
Giorgia Serughetti è una voce giovane che si fa sentire dal blog delle ragazze di Femministerie  Per dire che anche loro accolgono l’idea della manifestazione di Colonia lanciata da Maria Latella, «ma a una condizione: che non sia la manifestazione di donne “occidentali” contro una cultura “altra”, ma un momento di alleanza tra donne di ogni cultura e religione, migranti e native, con velo, senza velo».
(clic: mi piace) 
A questo punto, non voglio parlare dell'emendamento Giuliani su cui stenderei una pesante coltre pietosa (ma rimando comunque all'AGGIORNAMENTO ORE 15 DEL 17 DICEMBRE che comunica quanto segue: "alcuni firmatari dell’emendamento Giuliani sarebbero intenzionati a fare marcia indietro, avendo compreso di aver sottoscritto una proposta sbagliata".
E non voglio parlare neanche delle falle del sistema anti tratta italiano (dove stenderei un'altra pesante coltre pietosa), però vi posto lo stesso l'informazione cosicché se avrete voglia di rinfrescarvi le idee poi ne possiamo pure parlare di fare chiarezza sul da farsi, sul risvegliarsi, sull'essere forti, coese, coerenti...
Ma bensì suggerisco la lettura dell'articolo di Marcello Foa
"Nelle piazze tedesche è stato praticato il Taharrush, il “gioco” dello stupro e non è una supposizione giornalistica ma la conclusione a cui è giunta la Polizia federale tedesca, che ora è molto preoccupata perché teme il ripetersi di questi episodi." 
(...)
 "Nessuno pensa che tutti gli islamici pratichino il Taharrush. Al contrario: nel Maghreb le autorità arabe e la maggior parte degli Imam condannano e perseguono il comportamento disumano compiuto da piccole minoranze".

domenica 10 gennaio 2016

Donne e Uomini liberi, svegliatevi!

Silvia Wadwha, giornalista finanziaria tedesca della CNBC, commenta con toni molto forti e accorati i fatti di Colonia della notte di Capodanno. Il suo è un appello a combattere l’idea medioevale di donna presente nella testa degli assalitori, ma soprattutto a combattere l’esitazione dei politici, dei media,  degli intellettuali e delle femministe stesse nel condannare i gravissimi episodi, per convenienza politica o barriera ideologica.

di Silvia Wadwha

Guardo le notizie, ascolto i nostri politici, tutti i discepoli della “Willkommenskultur” [cultura dell’accoglienza, in tedesco, NdT] e rimango senza parole (situazione non comune per me, come forse sapete!) … Dove è la tempesta di merda? Dove sono i LIBERALI, i difensori della libertà, le femministe?!?!?! Strano, impotente  silenzio.

Ecco i fatti truci: migliaia di – sì, soprattutto – rifugiati/migranti maschi hanno popolato diverse pubbliche piazze nelle grandi città tedesche nella notte di Capodanno con l’unico obiettivo di ubriacarsi e “divertirsi sessualmente”, soprattutto con donne, ragazze che non volevano avere alcuna parte in questo “divertimento”. E sulla scia del caos prodotto da questa “baldoria”,  un gran numero di borseggiatori professionisti e altri piccoli criminali si sono messi in azione (anch’essi sembra di origine soprattutto mediorientale e africana).

Certo, le molestie, la violenza sessuale o lo stupro non sono appannaggio solo dei migranti arabi. Non sono né una idiota né una razzista (per l’inferno! Mio marito viene dal Marocco, il mio primo marito era indiano … Mi date della razzista?!?! Allora siete pazzi!) … Ma possiamo per favore smetterla tutti di girare intorno ai problemi reali?

Quel che è successo a Capodanno è stata una diretta conseguenza della disastrosa strategia di “benvenuto ai rifugiati” di Angela Merkel.  Le testimonianze oculari da parte delle vittime e della polizia sono raccapriccianti e scioccanti. E non abbiamo bisogno di politici o media che cercano di minimizzare, distorcere o nascondere.

Fatto: i RIFUGIATI dalla Siria ecc. erano il grosso della folla. Hanno arrogantemente maltrattato la polizia sul posto, hanno strappato le loro carte d’identità da rifugiati dicendo “Avremo nuovi documenti domattina… Fanculo la polizia!”

Fatto: Le donne che hanno cercato di attraversare la piazza davanti alla cattedrale di Colonia sono state maltrattate verbalmente, insultate, aggredite, hanno subito molestie sessuali e almeno due di loro sono state violentate.

Fatto: I politici, la polizia e i media mainstream hanno cercato di coprire o almeno minimizzare gli eventi. I primi titoli sono saltati fuori QUATTRO GIORNI PIU’ TARDI!!!!

E ciò che è seguito è stato/è ancora più imbarazzante. I politici danno la colpa alla polizia di non aver saputo fare il proprio lavoro. Brillante, eh? Per decenni mania di austerità, riduzione dei costi e taglio dei posti di lavoro … e ora i colpevoli sono i poliziotti sul posto, sottopagati e oberati di lavoro? Colpo molto a buon mercato!

E poi – a completare il tutto – il sindaco DONNA di Colonia, Henriette Reker, ha suggerito come dovrebbero iniziare a comportarsi in futuro, “per la propria sicurezza”, le donne in Germania… tra i suggerimenti utili c’era quello di mantenere una distanza di sicurezza dagli uomini che sembrano stranieri e di non indossare gonne corte. Ehi?!?! Perché non suggerire di iniziare ad indossare un burqa? Sicuramente dovrebbe essere ancora più sicuro!

Frau Reker – dimettiti! Oggi! Le donne come te sono l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno in politica.

Ma non è tutto: un pastore protestante di spicco ha suggerito di mandare “prostitute gratis” (cioè a spese dei contribuenti!) nei campi profughi … senza parole! UN PRETE?!?! Basta farli scopare a gratis abbastanza – scusate il francesismo! –  e si comporterebbero bene?!?!

Sono una figlia degli anni sessanta. Fate la pace, non la guerra … Abbiamo bruciato i reggiseni, portato le mini gonne, inneggiato al libero amore … la liberazione delle donne … Abbiamo lottato a lungo e duramente per la parità di diritti per le donne. Abbiamo politici che fanno su e giù per il paese dibattendo delle “quote rosa” nel mondo degli affari e della politica. Abbiamo interi eserciti di femministe preoccupate di sottigliezze come la “femminizzazione” della nostra lingua … Niente più chairMEN, ma chairwomen or chairPERSON.

Ehi?!?! Le nostre bisnonne hanno COMBATTUTO per i diritti delle donne (guardate le foto di una protesta di suffragette a Londra). Hanno combattuto in modo che NOI si possa camminare da sole nelle strade, con qualunque abito scegliamo, senza essere aggredite, molestate, per non dire violentate. Non sono disposta a buttare via tutto per orde di stronzi ingrati che credono di poter portare la loro idea medievale di donna nel mio paese!

Io dico: svegliatevi! Smettetela adesso!

Le donne nel MIO paese possono camminare per le strade da sole di notte, possono indossare ciò che scelgono, possono guardare qualsiasi uomo dritto negli occhi, possono rispondere… E non si aspettano di essere insultate, attaccate, maltrattate, violentate. E mi batterò con le unghie e con i denti perché rimanga così.

Se i nostri politici non sono disposti a difendere la mia libertà – come donna o come europea – allora… Mi dispiace … Forse è tempo di una rivoluzione … Non per paura, xenofobia e neo-nazionalismo. Una rivoluzione per la libertà di tutti coloro che sono disposti a difendere le nostre libertà – non importa di che colore sia la loro pelle o la loro religione! Io sono pronta … Voi?!?

venerdì 8 gennaio 2016

Capodanno di molestie e violenze sessuali in Europa

Circa 400 persone si sono radunate a Colonia per dimostrare contro le aggressioni, le molestie e la violenza subita dalle donne.
La dimostrazione è iniziata in piazza di fronte alla Cattedrale di Colonia ed è culminata con i manifestanti che passavano per la stazione ferroviaria.

"Sono venuta alla dimostrazione oggi perché perché penso sia importante mostrare una reazione, noi non accettiamo che l'atmosfera in questo paese, in questa città, cambi così che le donne non possano uscire per la strada di sera, di notte. Non vogliamo dare via i diritti per i quali abbiamo lottato."

La protesta convocata dopo le molestie subite da un gruppo di donne nella notte di capodanno a Colonia, in Germania, il 5 gennaio 2016. Il cartello dice: “Contro il sessismo, contro il razzismo”. (Wolfgang Rattay, Reuters/Contrasto)


E tuttavia c'è da ricordare (o meglio, c'è da far sapere!!) che questi episodi di violenza (di terrorismo sessuale) sono impunemente accaduti anche in altri paesi del nord Europa  e che è inaccettabile l'assordante silenzio che c'è stato fino ad ora da parte di tutti. Indistintamente tutti. Mi sento abbastanza contrariata per questo. Ci è voluta una settimana perché queste notizie venissero scritte o dette dai media! Una settimana in cui (tramite la rete) si sarebbe potuta organizzare immediatamente una forma di protesta a livello EUROPEO e che avesse avuto origine DAL BASSO (senza troppe inutili polemiche intellettualoidi del cavolo!) e che fosse appunto contro il sessismo e contro il razzismo. E invece non è accaduto, e la cosa non mi piace. Non mi piace affatto.

Ok. Lo propongo ora e ancora sulla pagina che gestisco su fb: organizziamoci per i giorni a venire (che non devono essere troppo lontani). Se questa proposta verrà presa in considerazione allora ne sarò contenta, certo! Ma se questo assordante silenzio continuerà allora non avrà proprio senso per me partecipare a OBR 2016 (evento ormai alle porte). Eh no, davvero non avrà più senso...

Ma ora vediamo i luoghi degli assalti:

Germania: Colonia, Francoforte, Amburgo, Düsseldorf e Stoccarda.


Finlandia, Helsinki - La polizia finlandese ha riportato un insolito alto numero di aggressioni a sfondo sessuale la sera di Capodanno, organizzate da gruppi di profughi.
"Questo tipo di aggressioni non si è verificato prima di Capodanno o in altre occasioni, è un fenomeno completamente nuovo a Helsinki", ha affermato il vicecapo della polizia di Helsinki, Ilkka Koskimaki.
Le guardie di sicurezza impegnate nel pattugliamento della città a Capodanno hanno riportato alla polizia "aggressioni sessuali diffuse" nella piazza centrale, dove si erano radunate circa 20.000 persone per i festeggiamenti.
Tre presunte violenze sessuali sono avvenute nella stazione centrale, dove si erano radunate circa 1.000 persone, in grande maggioranza iracheni.
"La polizia ha ricevuto informazioni di tre casi di aggressioni sessuali, due delle quali sono state denunciate", si legge in un comunicato della polizia di Helsinki. "I sospetti erano richiedenti asilo e i tre sono stati arrestati", ha aggiunto Koskimaki.
"Prima di Capodanno la polizia ha ricevuto alcune soffiate secondo le quali richiedenti asilo avrebbero potuto attuare piani simili a quelli di Colonia", si legge nel comunicato. A tal proposito, nei giorni precedenti il capodanno la polizia aveva arrestato sei iracheni nel centro di accoglienza di Kirkkonummi, 30 chilometri a ovest di Helsinki, sospettati di "istigazione pubblica a comportamenti criminali", e rilasciati il 2 gennaio. (AGI)


Austria, Salisburgo - Altre denunce sono fioccate a Salisburgo, dove diverse donne hanno affermato di essere state vittime di molestie e abusi sessuali. Anche qui la polizia sta indagando e il ministro degli interni Johanna Mikl-Leitner ha promesso "tolleranza zero". Le denunce sono partite giorni dopo quelle di Colonia, messe in risalto dai media, il che ha spinto le vittime a raccontare la loro storia e alimentando ulteriormente il sospetto che si tratti di aggressioni organizzate e dell'esistenza di una rete sparsa nelle principali città europee. (InvestireOggi)

Svezia, Kalmar - La Svezia si aggiunge alla lista di Paesi in cui diverse donne denunciano violenze e molestie subite la notte di Capodanno da gruppi di uomini.
Nel Paese scandinavo sono quindici le donne che hanno detto alla polizia di essere state circondate e palpeggiate da alcuni uomini la notte di San Silvestro in una piazza affollata di Kalmar. Per questi reati sono stati arrestati due ragazzi, uno di 15 e uno di 20 anni. Tra i sospettati ci sono anche due richiedenti asilo. Se il caso di Kalmar andrà come i precedenti, anche qui il numero di denunce è destinato a salire. (BlitzQuotidiano)

Svizzera, Zurigo - Sei donne sono state aggredite a Zurigo la notte di Capodanno, hanno subìto molestie sessuali e sono state derubate dopo essere state circondate da gruppi di uomini. È quanto riferisce la polizia svizzera, spiegando che si tratta di aggressioni simili a quelle denunciate la notte di Capodanno in Germania ma che al momento non si è al corrente di alcun legame fra i due casi. Responsabili, riferisce la polizia, sarebbero "diversi uomini dalla pelle scura".
In Germania la polizia aveva descritto i sospettati come apparentemente originari della "regione araba o nord africana". Anche a Salisburgo, in Austria, la polizia ha fatto sapere di avere avuto casi simili durante le festività. Da parte loro, i media locali hanno segnalato un aumento di accuse di molestie sessuali. (IlGiornale)


 Basilea - Stupro di branco a Weil am Rhein -
Quattro giovani fra i 14 e i 21 anni nella notte di Capodanno hanno violentato più volte due ragazze minorenni nella cittadina tedesca di confine Weil am Rhein, vicino a Basilea. Uno dei presunti aggressori, tutti di cittadinanza siriana, risiede nell'area di Zurigo.
Secondo ricostruzioni della polizia di Friburgo in Brisgovia, tutti e sei si sono incontrati e si sono poi recati nell'appartamento del 21.enne, dove inizialmente c'è stato uno scambio consenziente di effusioni. Dopo è però scattata la violenza.
Una volta lasciata l'abitazione, le due ragazze - di 14 e 15 anni, entrambe di Weil am Rhein - si sono rivolte alle forze dell'ordine, che hanno provveduto all'arresto dei quattro giovani siriani. Tre di loro sono stati posti in fermo preventivo, mentre un 15enne - contro cui non c'erano motivi di arresto - si è dato alla fuga. Le autorità lo stanno cercando.
http://www.cdt.ch/svizzera/cronaca/146377/stupro-di-branco-a-weil-am-rhein


 Zurigo - Anche a Zurigo sono state segnalate aggressioni ai danni di giovani donne a margine dei festeggiamenti di capodanno. La polizia ha reso noto oggi di aver ricevuto le denunce di "circa una mezza dozzina di donne" che dicono di aver subito molestie sessuali.
Queste donne hanno raccontato di essere state derubate e molestate sessualmente da gruppi di uomini di carnagione scura che le hanno palpeggiate "sopra i vestiti" mentre si trovavano nella folla, scrive oggi la polizia cittadina in una nota.
Le segnalazioni sono arrivate alla polizia durante le indagini relative ai borseggi - in tutto "circa due dozzine" - registrati la notte di San Silvestro nella zona del lungolago, dove secondo gli organizzatori circa 120'000 persone si sono riunite per seguire i fuochi d'artificio.
Alcune delle segnalazioni relative alle molestie sessuali sono state fatte "nel giro delle ultime 24 ore". Le indagini proseguono, ha precisato un portavoce.
Ricordando le numerose aggressioni registrate la notte di San Silvestro in diverse città tedesche, la polizia non esclude che anche a Zurigo ci possano essere stati altri casi. Chi avesse subito violenze ed avesse finora esitato a sporgere denuncia è perciò invitato a farsi avanti.
http://www.cdt.ch/svizzera/cronaca/146371/capodanno-molestie-anche-a-zurigo


Francia - Eh già! Anche in Francia. Questo è un aggiornamento a distanza di 15 giorni da capodanno (15 giorni!!). E così ora sappiamo che anche  Parigi entra nella lista delle città europee colpite da episodi di terrorismo sessuale.

(leggi anche interessante l'articolo di Ida Dominijanni) 

(leggi anche quest'altro articolo datato 2013 ma comunque pertinente con quanto accaduto a capodanno 2016 in Europa sotto il segno del terrorismo)

L'articolo di Barbara Tampieri (Lameduck) resta il migliore che io abbia letto fino ad ora sulla vicenda accorsa nel nord europa la notte di capodanno 2016. Dopo averlo letto mi sono sentita completamente satolla (il termine "soddisfatta" non riesce ad esprimere la sensazione che ho provato fino all'ultima riga letta, che corrisponde all'esatto mio pensiero riguardo l'andazzo e la piega che ha preso questa brutta storia gestita da schifo, volutamente gestita da schifo!). Buona lettura e buona informazione!
 

L'indice di Colonia

ri-bloggo questo tardivo (in quanto ci è voluta una settimana perché ne parlassero i giornalisti!) ma pur soddisfacente (per me lo è, molto!) articolo

di Ida Dominijanni 

Un branco di maschi è un branco di maschi. A qualunque latitudine e di qualunque colore (anzi: “colore presunto”) essi siano. Con rara onestà intellettuale e morale, l’ha ricordato ieri su Repubblica Gabriele Romagnoli, a partire dalla sua propria esperienza di studente universitario bolognese, nonché di “maschio sessualmente arretrato”, che quarant’anni fa partecipava, o assisteva, ai riti goliardici di carnevale che ogni anno contemplavano caccia, molestie e palpeggiamento delle ragazze. E lo si potrebbe ricordare con svariati altri esempi presi dal mondo occidentale, bianco e libero, dove stupri di gruppo, molestie di varia natura, femminicidi di varia efferatezza non smettono di accadere. Oppure con altri esempi tratti dal circuito militare, occidentale e orientale, settentrionale e meridionale, dato che sempre nelle guerre, e in qualunque guerra, le donne continuano a essere la preda succulenta che gli eserciti di maschi si contendono, o il marchio etnico che cercano di conquistare, o la presunta altrui proprietà che cercano di rapinare.

Lo si ricorda per sminuire i fatti di Colonia, Francoforte, Amburgo, Düsseldorf e Stoccarda?

No. I fatti della notte di capodanno non vanno sminuiti: sono fatti brutti, e, se fossero come si sospetta l’effetto di un’azione coordinata di bande di maschi “nordafricani” – ma attenzione, basta interpellare delle amiche che abitano in quelle città per sapere che la notte di capodanno l’aria che tira è sempre la stessa – sono fatti inquietanti.

Segnalano che la provocazione dei maschi islamici contro i maschi occidentali tramite l’aggressione delle “loro” donne entra ufficialmente, dichiaratamente, a far parte delle tattiche della guerra civile globale in corso. E questa è certamente una pessima notizia, che non va derubricata.
Ma che non va nemmeno distorta, o piegata ad altri fini, l’altro fine essendo il titillamento dell’ideologia dello “scontro di civiltà” cui si presta egregiamente: che è precisamente quello che gli islamisti radicali cercano di fomentare e dovrebbe essere precisamente la trappola in cui evitare di cadere.

Intendiamoci, c’è pochissimo di nuovo sotto il sole. È dall’indomani dell’11 settembre americano che tutto l’occidente suona la grancassa dell’oppressione femminile come marchio d’inferiorità della cultura islamica, e della liberazione delle donne dal patriarcato islamico come legittimazione per le guerre occidentali di “democratizzazione” del Medio Oriente.

Non per caso, questa grancassa suona soprattutto nel fronte conservatore americano ed europeo, che è tanto pronto a difendere la libertà femminile delle donne contro l’aggressione degli “altri” maschi quanto è pronto a tacitarla, all’occorrenza, in casa propria:

che dire dell’allarme per i fatti di Colonia di un commentatore come Sallusti, che ai tempi del Berlusconi-gate non aveva mezzo dubbio sulla libertà maschile di comprarsi il corpo femminile?

Oppure, che dire delle certezze del Corriere della Sera, che dagli attentati di Parigi porta avanti una strenua battaglia a difesa dello “stile di vita” occidentale assimilando la libertà femminile alla libertà di andare a teatro o a prendersi un aperitivo al bar?

Difese sospette, cui consegue sempre l’ingiunzione alla sinistra, o a ciò che ne resta, a non sacrificare i diritti delle donne alla bandiera del multiculturalismo.
Ma qui non è questione di multiculturalismo, se per multiculturalismo si intende il rovescio dello scontro di civiltà, ovvero l’accettazione acritica di una cultura diversa dalla propria e la giustificazione delle sue gerarchie e sopraffazioni interne, a partire dalla gerarchia uomo/donna e dalla sopraffazione delle donne da parte degli uomini.

I branchi di maschi che assalgono donne non sono giustificabili in nome di niente, né nella cultura islamica né nella cultura occidentale, né fra gli immigrati di Colonia né nei campus americani o nelle scuole “bianche” italiane.

Assumere davvero lo stato dei rapporti fra i sessi e la libertà femminile come indici dello stato di una civiltà – o meglio, della crisi di civiltà in cui il mondo intero si trova – significa affrontare le contraddizioni comune e trasversali alle civiltà che vengono rappresentate come contrapposte e in lotta fra loro. Significa combattere la brutalità del patriarcato islamico come i residui, o i rigurgiti, patriarcali nelle democrazie occidentali. E viceversa: significa anche e forse oggi soprattutto riconoscere i segni positivi di libertà femminile non solo nelle democrazie occidentali, ma anche nei paesi più patriarcali dei nostri.

Solo pochi giorni fa Shirin Neshat, un’artista che in materia di rapporti tra i sessi nel mondo islamico non ha uguali e non teme confronti, in un’intervista sul Manifesto interpretava l’efferatezza contro le donne nel radicalismo islamico come il segno non tanto di una permanente oppressione femminile, quanto di una inquietante arretratezza e reattività della cultura politica di fronte a una libertà femminile sempre più diffusa.
È una sindrome che in occidente conosciamo bene: il patriarcato diventa più aggressivo proprio quando scricchiola. Se cominciassimo a leggere il disordine mondiale nei termini di una crisi planetaria del patriarcato, e non nei termini autorassicuranti di un Eden occidentale della libertà femminile in guerra contro l’inferno patriarcale islamico, probabilmente cominceremmo finalmente a fare un po’ d’ordine, a capodanno e tutti i giorni.

fonte: http://www.internazionale.it/opinione/ida-dominijanni/2016/01/08/colonia-capodanno-molestie

martedì 5 gennaio 2016

Germania: violenze nella notte di S. Silvestro

Colonia: a Capodanno donne aggredite da mille uomini ubriachi "di origini arabe o nordafricane"
 
di F. Q. - 5 gennaio 2016 -



Circondate, palpate, molestate e derubate la notte di Capodanno.

A Colonia un migliaio di uomini ubriachi tra i 15 e i 39 anni e “di origini arabe o nordafricane” hanno aggredito decine di donne la notte di San Silvestro nei pressi del Duomo e della stazione dei treni.
Il risultato: 90 donne che hanno denunciato furti e molestie, incluso uno stupro, anche se la polizia ritiene che le segnalazioni aumenteranno nei prossimi giorni.

“Quello che è accaduto è inaudito”, ha detto il sindaco di Colonia Henriette Reker, accoltellata in ottobre alla vigilia delle elezioni per il suo atteggiamento favorevole all’accoglienza dei rifugiati siriani.
Un suo portavoce ha assicurato che il sindaco non intende tollerare che nella sua città vi siano aree dove la legge non è rispettata. Allo stesso tempo vi è il timore che la vicenda venga strumentalizzata da gruppi razzisti o anti migranti.
La Reker vuole anche predisporre un piano di sicurezza per il Carnevale, che ogni anno richiama oltre un milione di visitatori nella città renana e oggi coordinerà l’unità di crisi che dovrà varare misure per tutelare in futuro le donne da violenze di questo genere.

E anche Angela Merkel, secondo quanto riferito dal suo portavoce Steffen Seibert, ha chiesto una dura risposta dello Stato di diritto.
In una telefonata al sindaco di Colonia, la Cancelliera ha espresso il suo sdegno per le violenze, ha aggiunto Seibert, e ha chiesto che ogni sforzo venga indirizzato per indagare e condannare al più presto i colpevoli, senza riferimento alla loro origine.
 
La dinamica – Gli uomini si sono radunati in piazza per poi dividersi in gruppi più piccoli, di 5 persone circa ciascuno, che hanno proseguito la caccia alle donne e hanno lanciato, secondo quanto raccontato dalla polizia, una quantità fuori dall’ordinario di petardi e fuochi d’artificio. E gli aggressori non si sono fatti impressionare neppure dall’intervento della polizia, sempre più massiccio. Intanto alcune vittime hanno raccontato ai media tedeschi la loro notte dell’orrore.

La 27enne Anna ha descritto così allo Spiegel online il suo arrivo con il fidanzato alla stazione centrale: “L’intera piazza era gremita di soli uomini. C’erano poche donne isolate, impaurite, che venivano fissate. Non posso descrivere come mi sono sentita a disagio”.

Ma Colonia non è stata l’unica città in cui si sono verificati questi episodi. Anche la polizia di Amburgo sta indagando su reati simili, sempre avvenuti nella sera di Capodanno.
Nella città anseatica, luogo delle aggressioni è stata la Reeperbahn, la via nel quartiere St. Pauli famosa per i locali a luci rosse. Anche qui gruppi di uomini hanno circondato e molestato sessualmente donne che festeggiavano l’inizio del nuovo anno, derubandole di soldi e telefonini. Un portavoce della polizia ha spiegato che si indaga su 9 casi.

ilfattoquotidiano.it

giovedì 8 ottobre 2015

Lapidazione e pena di morte

È stata approvata oggi a Bruxelles la mozione di risoluzione contro la pena di morte e la lapidazione proposta dai portavoce del Movimento 5 Stelle al Parlamento Europeo. Un’azione che ha visto in prima linea l’europarlamentare pordenonese Marco Zullo, coinvolto sin dall’inizio del suo mandato nell’assemblea europea da Taher Djafarizad, presidente dell’associazione Neda Day, nata proprio a Pordenone al fine di combattere e sconfiggere la violenza sulle donne.

«Oggi abbiamo tagliato il primo traguardo di una lunga corsa a tappe - commenta soddisfatto Zullo - E’ un percorso nato mesi fa, snodatosi a partire da un banchetto organizzato in piazza Cavour dal Meet Up Pordenone 5 Stelle nel corso del quale ho incontrato Taher».

Dopo quell’incontro, l’europarlamentare ha portato l’istanza dell’associazione a Bruxelles e nel giugno scorso ha organizzato - assieme ai colleghi del Movimento Ignazio Corrao, Daniela Aiuto, Eleonora Evi e Fabio Massimo Castaldo - un meeting dedicato al tema, con un dibattito animato dallo stesso Djafarizad, da alcuni esuli iraniani e dai vertici delle commissioni sui diritti delle donne e degli umani dell’Europarlamento; la giornata si concluse con la proiezione del film-inchiesta “The stoning of Soraya M.”, che scosse i presenti per i contenuti particolarmente forti: ancora oggi la lapidazione, utilizzata come pena per l’adulterio, funge da deterrente psicologico per mantenere le popolazioni nel terrore.

«Partendo da un banchetto, dal coinvolgimento di un comitato cittadino molto attivo e dal sostegno dei pordenonesi, siamo arrivati in Europa, spingendo l’Europarlamento per la prima volta ad adottare una risoluzione sul tema della lapidazione - riprende Zullo - Un risultato più difficile da ottenere di quanto ci si potrebbe attendere: non bisogna dimenticare che moltissimi dei Paesi che applicano questo tipo di pena, come Iran, Iraq e Pakistan, sono molto potenti a livello economico e politico e un pronunciamento contro questi governi genera inevitabilmente delle assurde resistenze».

All’una è arrivata però l’attesa fumata bianca, con l’approvazione tout-court del testo, compresi i punti proposti da Zullo e colleghi, nei quali si condanna esplicitamente la pratica della lapidazione e si spingono urgentemente i Paesi che ancora la praticano ad attivarsi tempestivamente per l’abolizione.

«E’ un successo, un primo passo verso la liberazione dalle oppressioni dettate dal fanatismo religioso e politico», conclude Zullo.

domenica 5 ottobre 2014

Conferenza 11/10/2014: Donne curde in Irak, Siria, Europa

PRATICARE LA LIBERTÀ CONTRO LA GUERRA SENZA FINE
DEL SISTEMA PATRIARCALE: DONNE CURDE IN IRAK, SIRIA, EUROPA
 
PRATICARE LA LIBERTA' CONTRO LA GUERRA SENZA FINE DEL SISTEMA PATRIARCALE: DONNE CURDE IN IRAK, SIRIA, EUROPA
Sabato 11 Ottobre dalle 9:30 Convegno

In tutto il mondo rimbalzano le notizie relative agli attacchi dell’ISIS nel Sud del Kurdistan e nei territori di Rojava.

Si tratta di una violenza sistematica di matrice terroristica che colpisce indiscriminatamente la popolazione, ed in particolare è rivolta nei confronti dei curdi yezidi, una popolazione che già nei 
secoli ha subito persecuzioni e lutti in grande quantità.
Quello in atto nei confronti degli yezidi, dopo l’eccidio di Şengal, non può che essere definito un genocidio, che ad oggi conta più di 20mila vittime tra i civili.

Anche in questa guerra, l'uomo ha ordinato di attaccare prima e soprattutto le donne, barbaramente massacrate, indotte al suicidio, vendute da quella che è stata definita da alcuni analisti “la forza distruttiva del capitalismo”. Un vero e proprio femminicidio di massa.

Come Fondazione Internazionale delle Donne Libere abbiamo organizzato conferenze in materia di femminicidio in numerose capitali europee: il 23 novembre 2011 a Parigi, il 3 dicembre 2011 a 
Stoccolma, il 14 gennaio 2012 a Londra e l'11 febbraio 2012 a Ultrecht. In collaborazione con le avvocate dei Giuristi Democratici, abbiamo organizzato anche varie iniziative sul femminicidio a 
Ginevra, alle Nazioni Unite.

La conferenza che si terrà a Roma l’11 ottobre 2014, in continuità con quelle organizzate dalla Fondazione Internazionale delle Donne Libere negli anni precedenti, vuole parlare di femminicidio, 
calandolo nella dimensione del conflitto in atto.

A supportare la Fondazione Internazionale delle Donne Libere nell’organizzazione del convegno sono intervenute anche la rappresentanza del movimento delle donne curde, che ha sede a 
Ginevra, l'ufficio informazioni del Kurdistan UIKI ONLUS, e le avvocate dei Giuristi Democratici.

Hanno fornito il loro sostegno all’iniziativa anche la -Casa Internazionale delle Donne di Roma, che ospita il convegno, l’associazione Senza Confine, il Centro Ararat, l’associazione Donna Diritti e Giustizia.

La conferenza vuole creare una rete internazionale di informazione e cooperazione per azioni concrete di sostegno alle donne vittime di femminicidio nel conflitto ed alle donne protagoniste della resistenza nel conflitto. In particolare si vuole attivare la comunità internazionale per la liberazione delle donne rapite dall’ISIS e per fermare il femminicidio ed il genocidio in atto.

Fermare il femminicidio è possibile solo se si affronta il problema unite, a livello internazionale. 

Per questo motivo, ci auspichiamo una grande partecipazione agli spazi di dibattito previsti in entrambe le sessioni del convegno da parte di tutte le associazioni e i gruppi che si occupano di violenza maschile sulle donne e di diritti umani. L’iniziativa si terrà il giorno 11 ottobre 2014 presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, in 
via della Lungara n. 19, Aula Lonzi, piano 1, dalle 9,30 alle 18.


In tutto il mondo rimbalzano le notizie relative agli attacchi dell’ISIS nel Sud del Kurdistan e nei territori di Rojava.
Si tratta di una violenza sistematica di matrice terroristica che colpisce indiscriminatamente la popolazione, ed in particolare è rivolta nei confronti dei curdi yezidi, una popolazione che già nei secoli ha subito persecuzioni e lutti in grande quantità.

Quello in atto nei confronti degli yezidi, dopo l’eccidio di Şengal, non può che essere definito un genocidio, che ad oggi conta più di 20mila vittime tra i civili.


Anche in questa guerra, l'uomo ha ordinato di attaccare prima e soprattutto le donne, barbaramente massacrate, indotte al suicidio, vendute da quella che è stata definita da alcuni analisti “la forza distruttiva del capitalismo”. Un vero e proprio femminicidio di massa.

Come Fondazione Internazionale delle Donne Libere abbiamo organizzato conferenze in materia di femminicidio in numerose capitali europee:
 il 23 novembre 2011 a Parigi,
 il 3 dicembre 2011 a Stoccolma,
 il 14 gennaio 2012 a Londra
 l'11 febbraio 2012 a Utrecht.

 In collaborazione con le avvocate dei Giuristi Democratici, abbiamo organizzato anche varie iniziative sul femminicidio a Ginevra, alle Nazioni Unite.

La conferenza che si terrà a Roma l’11 ottobre 2014, in continuità con quelle organizzate dalla Fondazione Internazionale delle Donne Libere negli anni precedenti, vuole parlare di femminicidio, calandolo nella dimensione del conflitto in atto.

A supportare la Fondazione Internazionale delle Donne Libere nell’organizzazione del convegno sono intervenute anche la rappresentanza del movimento delle donne curde, che ha sede a Ginevra, l'ufficio informazioni del Kurdistan UIKI ONLUS, e le avvocate dei Giuristi Democratici.

Hanno fornito il loro sostegno all’iniziativa anche la -Casa Internazionale delle Donne di Roma, che ospita il convegno, l’associazione Senza Confine, il Centro Ararat, l’associazione Donna Diritti e Giustizia.

La conferenza vuole creare una rete internazionale di informazione e cooperazione per azioni concrete di sostegno alle donne vittime di femminicidio nel conflitto ed alle donne protagoniste della resistenza nel conflitto. In particolare si vuole attivare la comunità internazionale per la liberazione delle donne rapite dall’ISIS e per fermare il femminicidio ed il genocidio in atto.

Fermare il femminicidio è possibile solo se si affronta il problema unite, a livello internazionale.
Per questo motivo, ci auspichiamo una grande partecipazione agli spazi di dibattito previsti in entrambe le sessioni del convegno da parte di tutte le associazioni e i gruppi che si occupano di violenza maschile sulle donne e di diritti umani.

L’iniziativa si terrà il giorno 11 ottobre 2014 presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, in via della Lungara n. 19, Aula Lonzi, piano 1, dalle 9,30 alle 18.