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lunedì 14 dicembre 2015

Jasvinder Sanghera: "Difendo le vittime dei reati d'onore"

Jasvinder Sanghera: “Difendo le vittime dei reati d’onore”

Inglese di origini indiane, ha rifiutato il marito che le era stato imposto in famiglia. Oggi è a capo di una Ong, ed è stata minacciata di morte. Ma va avanti. In nome di sua sorella.

Hanno piazzato una bomba sotto la sua automobile. Ha ricevuto migliaia di minacce di morte. Negli incontri pubblici è stata insultata. Hanno imbrattato più volte di sterco le finestre esterne dell’edificio di Leeds che ospita la sede di Karma Nirvana, l’organizzazione no profit che ha formato per combattere i matrimoni forzati e sostenere le vittime dei reati di onore. Ma Jasvinder Sanghera, 50 anni, non si è mai spaventata. Figurarsi se si è arresa all’odio di centinaia di migliaia di famiglie indiane e musulmane che vivono in Gran Bretagna e nel resto del mondo, di cui è diventata incubo (per i genitori) e al tempo stesso speranza (per le figlie).

Dopo venti anni di tamburellante, incessante campagna di persuasione, questa donna nata e cresciuta a Derby in una famiglia originaria del Punjab ha “vinto”: il 14 luglio scorso è stato celebrato per la prima volta il giorno internazionale della memoria delle vittime di reati legati all’onore. Grazie al suo impegno, il Parlamento inglese ha promulgato la legge che dichiara reato obbligare una persona a sposare un’altra che non sia di suo gradimento. Jasvinder, che ha tre figli e ha divorziato due volte, ha ricevuto dalla Regina la stella dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico.

Lei è assidua ospite di talk show alla Bbc, tiene conferenze nelle scuole secondarie del Regno Unito e del mondo, i suoi libri vendono milioni di copie (Prigioniere dell’onore e il Sentiero dei Sogni  sono editi in Italia da Piemme), siamo nel 2015 eppure la piaga dei matrimoni forzati non accenna a essere sanata: se ne stimano 50 milioni nel mondo negli ultimi 5 anni, il 90 per cento riguardano ovviamente donne. Perché?
 
Ignoranza e onore. Molte famiglie tutt’oggi regolano la loro vita secondo codici medievali, gli stessi che ho subito io sulla mia pelle quando avevo 14 anni: non potevo truccarmi, portare i capelli sciolti, parlare con i ragazzi maschi inglesi. Oggi il divieto è esteso al telefonino. Però le assicuro che molti passi in avanti sono stati fatti, specialmente in Gran Bretagna dove le ragazze hanno meno timore di contattare charity come Karma Nirvana: le telefonate sono cresciute recentemente del 30%. Bisogna continuare a fare pressione, informare, spiegare. Parlare ai genitori, alle ragazzine, senza stancarsi mai.

Cosa le dà questa carica inesauribile, il ricordo indelebile di quello che le accadde?
 
Mio padre lavorava in una fonderia a Derby, era un uomo all’apparenza molto socievole e aperto ai costumi britannici, andava persino a bere pinte di birra al pub con i colleghi. Dietro la porta di casa, però, vigevano le regole delle famiglie sikh, mia madre lo venerava e anche noi sei figlie dovevamo fare lo stesso. Piano piano ho visto le mie sorelle venire prelevate dalle scuole inglesi e sparire una a una per essere sposate a sconosciuti. La cosa che più mi turbava era il totale silenzio che veniva imposto sul loro destino. Sparivano e basta.

Lei si rifiutò, ma dovette sparire egualmente.
 
Compiuti i 14 anni, un giorno torno da scuola: mia madre, come aveva fatto con le mie sorelle, mi chiamò nel salotto, mi fece sedere sul divano e mi mostrò la fotografia di un uomo. Sconosciuto e anche più basso di me. Subito mi dissi: potete togliervi dalla testa che io sposi questo qua. L’opera di convincimento si fece nel tempo molto sottile, il matrimonio combinato divenne una sorta di avvoltoio pronto a piombarmi dall’alto sulla testa. Nonostante il mio rifiuto, i preparativi andavano avanti, così scappai di casa, ma la polizia mi riportò indietro. Fui chiusa dentro a chiave. Dissero che se non accettavo lo sposo prescelto, sarei morta ai loro occhi.

Scappò a Newcastle con il fidanzato di allora, che poi divenne il primo marito. Non ha mai più rivisto la sua famiglia?
 
Tornai a casa quando mio padre morì, c’era il mio diploma appeso sopra la porta. Ho un vecchio grammofono uguale a quello che lui faceva suonare, mi ricorda i tempi belli della prima infanzia. I genitori che forzano le figlie a sposarsi non sono tiranni, bensì incapaci di ribellarsi alle usanze delle terre di provenienza, in cui l’onore della famiglia e del clan vale più della vita stessa.

Sua sorella Robina si suicidò per fuggire ai continui abusi del marito che le era stato imposto.
 
Dopo la sua morte decisi di fondare Karma Nirvana per aiutare le ragazze a fare in modo che non subissero più quel triste destino. Per me fu terribile da un giorno all’altro lasciare gli affetti, la mia casa e dover cominciare a lavorare per pagarmi da vivere. Avevo 16 anni, sono riuscita a diventare avvocato. Tutti governi del mondo, come ha fatto quello di David Cameron, devono darsi da fare, istruire, agire.

articolopubblicato su IoDonna 

mercoledì 2 dicembre 2015

Le donne si raccontano a Londra

100 Women Live 2015

Immagine di un video musicale di Rotana Tarabzouni

Immagine di un video musicale di Rotana Tarabzouni 

Si apre oggi l'appuntamento annuale per le donne di tutto il mondo, di cui cento si riuniscono nella capitale britannica per discutere della situazione del genere femminile, di pace e di sviluppo sotto l'egida dell'emittente BBC.
Il tema di quest'anno è "la pressione di conformarsi a un modello di donna".

Sperando che le immagini e gli ideali della femminilità che ciascuna donna e ciascuna persona servano a costruire percorsi di libertà e non di omologazione e conformismo, anche Gariwo dedica la Giornata Europea dei Giusti del prossimo anno alle donne che hanno difeso la dignità umana in situazioni estreme.

Tra le donne presenti oggi a Londra abbiamo scelto la figura di Rotana Tarabzouni, una cantante saudita che ora vive negli USA.

Rotana per i fondamentalisti religiosi e gli hater che pullulano su Internet non può cantare liberamente. L'account Twitter dove posta le sue canzoni è stato attaccato da "troll" che le scrivevano: "Devi morire, meriti di bruciare all'inferno".
Ma lei non si è arresa e anzi ha risposto a tutti per le rime, componendo nuove canzoni, che ha postato ancora una volta sul social network dei cinguettii.

La storia di Rotana non è forse una di quelle più drammatiche, ma può servire ad aprire, sia pur con leggerezza, l'importante riflessione sul ruolo della donna che anche Gariwo intende lanciare per il 2016. 

fonte: Gariwo

sabato 11 luglio 2015

That Woman's Voice


I was different from all the other kids at Cor Jesus Catholic school in Rome. Certainly shy and already leading a double life at 6, I actually could not wait for the bell to toll and leave the nuns behind and run back home where I could finally be myself. There, whilst my mum was still at work, my teenager sister looked after me. I loved her because she would take a break from her own home work and set up some kind of performance space for me. Using leftovers from my mum’s seamstress work, she would create costumes for me and I was in heaven because I could perform.  But as a transgender child who lived in a traditional working class 1970s Italian environment I soon learned that in order to blend in and be able to live in peace and possibly get some kind of bread and butter job I had to repress my natural affinity with dresses, make-up, heels, as well as Bette Davis, Sophia Loren and Deborah Kerr.
 I coped very well because I was doing what I was born to do.
 I was pretending to be someone else.
 I was playing the part of the boy I really never was.
 Performing saved my life.
However, I eventually transitioned, but although I had a good job and felt that my identity was then completely re-aligned with my body, I began to suffer from severe depression.  Medications or counselling seemed to produce short term improvements only. But whilst attending a group counselling session I met someone who was involved in drama workshops and within this context I had the opportunity to participate in a series of transgender drama workshop that aimed at helping trans people to tell their stories in a creative way. Supported by the Arts Council and Islington Council, our group became very busy with writing, developing characters and a narrative.
This resulted in a script, ‘Lili’ – the story of the first trans woman who underwent reassignment surgery. Our play premiered at Camden Fringe 2014 and for me it was a revelation. I suddenly realised how performing had been the missing piece from the puzzle that ‘being’ was for me, whether I was transgender or not.
One night, whilst on stage, I became aware that I was finally complete and it was not because of my new body or the dress I was wearing.
Writing and performing allowed me to re-engage with the fluidity of existence itself and gave me the opportunity to express the multi-faceted wholesomeness of who we really are.
Trans people often are left with no option but spend all their energy in trying to achieve that which other non-trans people take for granted: ‘being born’. This sets some unhealthy limits to their existence and ambition. Later, I manage to get a tiny role in Tom Hooper’s The Danish Girl which stars Eddie Redmayne and this year I re-discovered Cocteau and his masterpiece ‘The Human Voice’
As a trans writer and actor, I found many affinities with his tale of a desperate woman waiting for her lover’s last call. Especially in terms of coupling, our society often treats trans people as that sexually charged ‘other’ whom it yearns for but only as a ‘bit on the side’. 
My Camden Fringe 2015 tribute to Cocteau is a brand new play that still deals with the end of a love affair, the addictive nature of passion and the inhumane aspects of technology. Yet through my 21st century convoluted identity experience I was able to bring forth themes like mental health and the fluidity of gender, as well as the importance of cosmetic surgery for trans people in  their struggle to ‘fit’ in a still very conservative society.
In an attempt to turn our voice, one of the things that often give us trans women away, into a tool for reclaiming our place in society and on stage, ‘The Human Voice’ becomes for me ‘That Woman’s Voice’. Surprisingly, she turns out to be a winner.

‘That Woman’s Voice’ is performed at Birkbeck School of Arts as part of Camden Fringe 2015 on 5th,6th,7th August at 7.30pm. Tickets are available from camdenfringe.com and wegotticket.com
 
You can contact Simona 

Twitter: @TwwProjects


mercoledì 4 febbraio 2015

Per le senzatetto le mestruazioni non sono solo un fastidio, ma un incubo

Non credo che qualcun altro prima d'ora ne abbia mai parlato, o comunque abbia mai portato alla luce questo aspetto della vita delle "senzatetto" e quindi, voglio ringraziare Maya Oppenheim per aver svolto questa indagine, per averne scritto un articolo, per aver esposto la realtà di questo evento naturale (pur se fastidioso, diciamocelo!) e per averci dato l'idea di come può trasformarsi in un incubo.

Non c'è donna che aspetti con trepidazione il ciclo mestruale. Anche dopo anni e anni di mestruazioni rimane sempre un'esperienza dolorosa e faticosa, che una volta al mese ti lascia priva di energie. Ma se sei una donna e vivi per strada, le mestruazioni non sono solo un fastidio—sono un vero incubo. Perché se non hai abbastanza soldi per il cibo o per un riparo è difficile che tu li abbia per comprarti gli assorbenti. E questo è ciò che ho scoperto indagando sulla situazione nel Regno Unito.

Oltre al taccheggio, le opzioni a disposizione per una donna senza fissa dimora sono veramente poche.
Spesso nei rifugi e i ricoveri vengono offerti assorbenti, ma che fare se questi posti sono al completo?
Dato che, a differenza dei preservativi, questi prodotti non vengono distribuiti nei centri di assistenza e che non è possibile farseli prescrivere da un medico, nel momento del bisogno per una donna ci sono ben poche possibilità.

Sono stata alla Bethany House, un centro di accoglienza per donne nel quartiere di Kings Cross, a Londra, per provare a farmi un'idea di come si arrangiano ogni mese le donne che non possono permettersi di comprare assorbenti.
Zoe, 21 anni, mi ha raccontato che si trova sempre con l'acqua alla gola.
"Quando vivevo per strada trovavo più facilmente cibo o spazzolini che assorbenti," mi ha detto. "E ovviamente mi vergognavo troppo per chiederli a uno sconosciuto."
"Mi ricordo che ogni tanto capitava che, mentre chiedevo l'elemosina vicino a Camden, passasse qualche mio vecchio compagno di scuola. In quei casi chiedevo a loro, ma ovviamente succedeva solo una volta ogni tanto," ha continuato. Alla fine, spesso era costretta al taccheggio (una cosa che non avrebbe mai voluto fare). 
"Di solito nascondevo le confezioni sotto la giacca o sotto il maglione," mi ha detto. Essere beccata a rubare in un negozio è mortificante, ma essere beccata a rubare degli assorbenti è "ancora peggio."

Zoe si è ritrovata senza fissa dimora dopo la fine di una relazione. "Vivevamo insieme ma avevamo entrambi problemi di droga e non c'era un buon rapporto" spiega.
"A un certo punto abbiamo anche pensato al matrimonio, ma le cose non hanno funzionato, così sono finita a vivere in un sacco di posti diversi".

Zoe è passata di posto in posto, e alla fine i posti dove andare sono finiti.
"A volte camminavo per tutta la notte, perché avevo troppa paura per dormire," mi ha detto.

A 20 anni si è trovata a vivere per strada per sei mesi. In quel periodo, le mestruazioni erano solo uno dei tanti problemi che la assillavano.
In quel periodo, Zoe era così sottopeso che il ciclo era spesso irregolare. Il che potrebbe sembrare positivo, ma in realtà vuol dire che non le arrivava "per molto tempo," e che quando arrivava succedeva "all'improvviso" ed era "molto doloroso." "Ero debole. Tremavo," mi ha raccontato. Ascoltando le sue parole, la sola idea di avere fitte lancinanti mentre cammini senza meta perché hai paura di fermarti in un posto mi fa sussultare. 

Perché non ha chiesto gli assorbenti a un rifugio per senzatetto? 
Perché non aveva idea che li distribuissero. In più, non si fidava dei rifugi.
"Mi dicevano, 'Vai lì, ti aiuteranno,' ma a volte è meglio non fidarsi," mi ha detto.
"Non è sempre così facile come si pensa. E non è detto che ti facciano entrare".
Per fortuna, alla fine Zoe ha trovato un rifugio disposto ad ospitarla e vive lì da sei mesi

Nel rifugio che ho visitato ho parlato con un'altra ragazza, Ava, di 25 anni. Anche lei ha dovuto fare i conti con il ciclo mentre viveva per strada. Spesso faceva affidamento sui bagni del McDonalds: "Arrotolavo un po' di carta igienica e la usavo come assorbente," mi ha detto. "Ci sono vari modi per risolvere la questione." 
Ava è finita per strada perché il suo ex marito l'ha cacciata dall'appartamento per il quale, di fatto, pagava lei l'affitto. Ha dormito per strada per quattro mesi.
"Non riesco a capire perché gli assorbenti non siano gratis. Se il governo ci offre disinfettanti e altri medicinali, perché non possono darci i soldi per comprare prodotti per l'igiene femminile?" E più ti fai questa domanda, da donna, più ti sembra assurdo che sia così. 

Forse i servizi per i senzatetto sono troppo concentrati sugli uomini per prendere in considerazione l'idea di fornire gli assorbenti.
In uno studio del St. Mungo's Hospital sulla condizione delle donne senza fissa dimora, si legge:
"Spesso i servizi di assistenza non riescono a soddisfare i bisogni primari delle donne. Aspettarsi che le donne si adeguino a servizi pensati per gli uomini non è abbastanza. Chi fornisce questi servizi deve prendere in considerazione i bisogni specifici delle donne".

La maggior parte dei rifugi per senzatetto offre assorbenti, ma le donne che ho incontrato non ne sembravano a conoscenza. Ma allora a cosa serve che li abbiano? Inoltre, chiedere una confezione di assorbenti può essere imbarazzante (è un prodotto intimo per un problema intimo). Ancor più imbarazzante se una ragazza deve chiederlo a un membro (maschio) del personale. 

Grace Wore, che lavora come assistente al centro di accoglienza per donne Women at the Well, mi ha detto che c'è un "fattore imbarazzo" che impedisce spesso di chiedere queste cose.
"Noi abbiamo a disposizione prodotti per l'igiene intima, ma dato che il centro è sempre molto affollato, spesso le donne si fanno problemi a chiedere. È una cosa molto personale, resa ancora peggiore dagli sbalzi ormonali e dal non sentirsi al meglio".
Per le donne che soffrono di sindrome premestruale — o della sua forma più accentuata, la PMDD il solo pensiero di dover fare i conti ogni mese con gli sconvolgimenti fisici e ormonali provocati dal ciclo è tremendo. 

Wore mi ha detto anche che spesso molte donne non chiedono per paura che i prodotti siano finiti, perché la loro presenza dipende dalle donazioni. Mi ha detto anche che non capita molto spesso che qualcuno doni ai centri di assistenza prodotti per l'igiene intima. Per questi prodotti, i centri di assistenza devono affidarsi ad aziende come FareShare, che ridistribuiscono i prodotti sanitari rimasti invenduti nei negozi. Ma se questi servizi non ricevono sufficienti donazioni, le donne sono costretti a comprarseli.
Per le donne senzatetto, che spesso non frequentano molto i centri d'accoglienza, i ricoveri o i servizi sociali, i prodotti sanitari sono difficili da ottenere. Non ci sono cassetti di assorbenti grigi o slip protettivi. Niente bottiglie d'acqua calda. Niente ibuprofone.

Le donne senza fissa dimora passano da una situazione di incertezza all'altra e nei loro spostamenti devono resistere alla debolezza e alle fitte. Non si sentono mai pulite. E, anche quando riescono a ottenere gli assorbenti, il non avere un bagno sempre a disposizione rende difficile cambiarli regolarmente — il che, potenzialmente, può portare a infezioni come la sindrome da shock tossico.
Vivendo per strada, accedere a questi prodotti diventa un problema, e la privacy un lontano ricordo. Lavarsi nei bagni pubblici, come mi ha raccontato un'altra donna della Bethany House, diventa la norma. Ma andare in bagno a cambiarsi è più difficile del previsto se si cerca un posto abbastanza affollato dove non dare nell'occhio. Inoltre, ora che la maggior parte dei bagni pubblici sono diventate strane astronavi grigie che costano una sterlina, non è una sorpresa se i bagni del McDonald's sono considerati sacri. 

Sembra incredibile che, anche se sono passati quasi 80 anni da quando il dott. Earle Hass ha brevettato il primo assorbente moderno, le donne che vivono ai margini della società siano costrette ad arrangiarsi con la carta igienica. 

Se l'igiene intima facesse parte dei servizi sanitari, questi prodotti sarebbero gratis e disponibili a tutti previa ricetta. Per ogni donna con il ciclo gli assorbenti sono essenziali.
Distribuiamo già gratis i preservativi, e per buone ragioni — sesso sicuro e prevenzione contro le malattie sessualmente trasmissibili — allora perché non possiamo fare lo stesso con tamponi e assorbenti? Specialmente dal momento che sono considerati prodotti per la "salute sessuale".

Le donne passano in media 3.000 giorni della loro vita con le mestruazioni. Per questo, avere il ciclo — e per estensione una vagina — può rivelarsi piuttosto costoso.
Con l'aumentare del numero di donne senza fissa dimora — a Londra un senzatetto su dieci è donna — è chiaro che non si fa abbastanza per fornire i prodotti igienici necessari per un bisogno biologico assolutamente inevitabile. Di tutte le battaglie che affrontano le donne senzatetto, quella contro il ciclo mestruale è sicuramente una delle più umilianti e debilitanti.

sabato 16 agosto 2014

GB, Imam: “Donne bianche prostitute da stuprare”

Questo articolo è del maggio 2013 ma lo propongo oggi perchè mi sembra il caso che non venga sottovalutato questo dato di fatto. Inoltre qui si parla di UNA gang ma... chissà quante altre ce ne sono! Purtroppo in questi giorni ne abbiamo viste di tutti i colori combinate dagli estremisti...
 
 “Il loro codice di abbigliamento, dalle minigonne ai top senza maniche, è ritenuto dagli Imam e dai loro seguaci, corrispondere alla loro impurità e immoralità. Secondo questa mentalità, queste donne bianche meritano di essere punite e quindi, per il loro comportamento,   essere sfruttate e degradate con lo stupro”.

E’ emerso che la banda di stupratori islamici di Oxford è stata promossa dagli imam che predicano ai seguaci a pensare che le donne bianche meritano di essere “punite”. Lo ha ammesso lo stesso esponente islamico  Taj Hargey.
Secondo lui razza e religione sono indissolubilmente legate alla recente ondata di stupri della “gang di Oxford”, in cui uomini musulmani hanno preso di mira ragazze bianche minorenni. Tutti gli aguzzini erano islamici di differenti paesi, e tutte le vittime ragazzine inglesi bianche.

All’inizio di questa settimana sette membri del gruppo di Oxford sono stati giudicati colpevoli di rapimento, stupro e atti di “estrema depravazione” nei confronti di giovanissime inglesi.
I sette musulmani  ”deliberatamente presero di mira vulnerabili ragazzine bianche, che consideravano come ‘carne facile’, per usare uno dei loro termini rivelatori “.
Questo atteggiamento è stato promosso dai leader religiosi.

“A un certo livello, la maggior parte degli imam nel Regno Unito semplicemente utilizza i sermoni per promuovere l’uso del hijab e anche del burka tra i loro aderenti di sesso femminile. Ma il risultato è la misoginia brutale che vediamo in quello che è accaduto a Oxford. Perché per loro chi non ha burka o velo è una puttana e come tale deve essere trattata”. 

Agli islamici nelle moschee viene insegnato che le donne sono “cittadini di seconda classe, poco più di beni mobili o beni sui quali hanno autorità assoluta”, afferma.
“Il punto di vista dei predicatori islamici nei confronti delle donne bianche può essere spaventoso. Essi incoraggiano i loro seguaci a credere che queste donne sono abitualmente promiscue e prostitute da stuprare.
“Il loro codice di abbigliamento, dalle minigonne ai top senza maniche, è ritenuto dagli Imam e dai loro seguaci, corrispondere alla loro impurità e immoralità. Secondo questa mentalità, queste donne bianche meritano di essere punite e quindi, per il loro comportamento,   essere sfruttate e degradate con lo stupro “.

FONTE

giovedì 24 luglio 2014

Per fermare il sessismo, iniziativa Bates...



Una sera Laura Bates si ritrovò ad essere seguita da un uomo di notte subito dopo essere scesa dall’autobus. Non ci pensò troppo su. Incidenti come questo, si disse, capitano tutti i giorni a Londra. Ma poi notò che la stessa situazione o una simile si ripresentò il giorno dopo e quello dopo ancora.
Dallo sconosciuto che ti fischia quando passeggi per strada, al ragazzo che ti urla oscenità dal finestrino della macchina a quello che cerca di rimorchiarti al bar quante sono le occasioni quotidiane in cui una donna si sente a disagio? E perché nessuna di noi fa nulla?
Laura, 27 anni, capelli biondi e lunghi, lo sguardo agguerrito, racconta in un’intervista come è cominciata, il 16 aprile del 2012, l’avventura dell’ Everyday Sexism project, un sito che si propone di raccontare le angherie quotidiane cui è sottoposta una donna ogni giorno in tutto il mondo.
“Cominciai a parlare con le altre donne e non potevo credere a quello che raccontavano. Molte di noi pensano solo di essere sfortunate finché non parlano con le altre”.
Due anni dopo il sito ha collezionato 70mila post da venti Paesi del mondo in vengono descritti tutti i comportamenti sgradevoli subiti nella vita di ogni giorno: in ufficio, sui mezzi pubblici, a scuola o per strada. Di più: quello che doveva essere un luogo d’incontro per sfogarsi ma anche confrontarsi è diventato una sorta di movimento che ha ottenuto l’appoggio dei politici e di migliaia di persone in Gran Bretagna e non solo. Bates ha parlato ad un convegno ospitato dalle Nazioni Unite, ha lavorato con alcuni politici e scuole britanniche. Alcuni attivisti hanno collaborato con la polizia per ridurre il numero dei crimini sessuali e delle molestie su autobus, metro e altri mezzi pubblici.
“Il problema maggiore – dice l’ispettore Ricky Twyford – è che spesso le donne non denunciano ma ultimamente c’è più fiducia e consapevolezza, le persone si fanno avanti e dicono quello che hanno visto”.
In Gran Bretagna si sono registrate un 36% di denunce in più e anche gli arresti sono aumentati del 22%.
Sul sito è l’ufficio il luogo dove avvengono più frequentemente gli episodi di sessismo: “Ci sono uomini che stampano le foto delle candidate a un lavoro e danno loro un voto. O colleghi che nella pausa pranzo vanno allo strip club con i clienti, tagliando ovviamente fuori le colleghe” racconta Bates. Ma ci sono anche testimonianze diverse come quella di una ragazzina di 12 anni cui i compagni di classe dicono “di tornare in cucina” quando alza la mano per parlare. O adolescenti che raccontano di essere molestate quotidianamente da uomini durante il tragitto verso la scuola.
La cosa positiva è che il web ha dato alle donne la forza di farsi avanti. Se prima un comportamento misogino non poteva essere denunciato, ora basta un tweet per esporre una persona al pubblico ludibrio.
“I social media ci hanno permesso di agire insieme in un’azione collettiva che ci ha reso coraggiose” spiega Bates.
Ma la strada è ancora lunga. Il progetto ora è di raggiungere Paesi lontani come l’India o il Messico, anche se tanto lavoro rimane da fare anche a casa, in Gran Bretagna. Basti pensare all’attenzione che si dedica a quello che le ministre indossano più che a quello che dicono.
“La gente dice che il sessismo non esiste più. Ma in verità quando cominci a notare questi comportamenti non smetti più di vederne intorno a te” dice ancora Laura Bates.

domenica 6 aprile 2014

Stende il suo aggressore con una mossa di judo

Inghilterra, ragazza 19enne disarma e mette in fuga il suo aggressore


Adrian Berry, l'aggressore


La storia e l’esperienza sembrano insegnarcelo più di una volta: le dimensioni non contano. O almeno contano molto relativamente se la vittima, piccola e apparentemente senza difese, è capace di tirare fuori tutta la sua determinazione.
È proprio quello che è successo ad una ragazza di 19 anni di Nottingham, in Inghilterra. La giovane, che chiameremo Sarah, era solita percorrere ogni giorno lo stesso tratto di strada. Tutto normale fino a quando, un giorno, non viene adocchiata da un maniaco, il 45enne Adrian Berry.

In un pomeriggio di fine agosto l’uomo, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, ha provato a far scattare la trappola nei confronti della ragazza.
Il maniaco ha urlato alle spalle della giovane, che si è quindi avvicinata all’uomo. A questo punto Berry, 1 metro e 87 di statura per 110 kg, ha trascinato per un braccio Sarah, appena 1.56 per 45 kg.
Berry ha trascinato la vittima in una zona di campagna portandola fin nei pressi di un granaio. Qui il maniaco l’ha spinta per terra, si è appoggiato con le ginocchia sopra di lei e ha tentato di sfilarle i pantaloncini. La ragazza, che vista la posizione accusava difficoltà a respirare, non si è però persa d’animo e allungando un braccio è riuscita ad afferrare un’asta di metallo abbandonata per terra. Con questo oggetto è così riuscita a picchiare Berry sulla testa e ad aprirsi una via di fuga approfittando dell’attimo di stordimento dell’aggressore.
Sarah si è quindi messa a correre per il campo tentando di raggiungere la strada e chiedere aiuto. Ma Berry, che nel frattempo si era ripreso dalla botta, era già dietro di lei.

La giovane, finita a terra con la schiena contro una balla di fieno, si è trovata l’uomo di fronte a sé. Ancora una volta però, Sarah ha trovato il coraggio di reagire. Ha alzato le gambe e le ha usate per stringere in una morsa la testa di Berry, che brandiva un coltello a lama lunga.
L’uomo, evidentemente messo alle strette dalla determinazione della ragazza, prima ha implorato la vittima di lasciarlo andare e poi, una volta libero, si è allontanato lasciando cadere per terra il coltello.
La fuga dell’uomo è durata poco. Berry, salito sulla sua moto, è stato intercettato e bloccato da una pattuglia della polizia dopo un breve inseguimento. “Ero attratto da quella ragazza – dirà -. Assomigliava così tanto a Jodie Foster”.

Messo a processo, è stato condannato a 5 anni e 4 mesi per violenza sessuale e detenzione illegale di armi. Tra le pene accessorie che gli sono state comminate figura anche il divieto a vita di lavorare a contatto con minorenni.
Sarah, in un’intervista rilasciata ad una tv locale, ha detto di essersi trovata in mezzo alla “battaglia della sua vita”.
Una battaglia dalla quale è indubbiamente uscita vittoriosa.

Fonti: bbc.co.uk, thisisnottingham.co.uk

domenica 17 novembre 2013

Doris Lessing

Addio alla Nobel Doris Lessing, l'Africa fu la sua musa


Addio alla Nobel Doris Lessing  l Africa fu la sua musa(da AGI) - Londra, 17 nov. 2013

E' morta all'eta di 94 anni la scrittrice britannica Doris Lessing, vincitrice del Nobel per la Letteratura nel 2007. Lo riferisce il Guardian. Autrice di ben 50 romanzi, la Lessing fu testimone dei totalitarismi del secolo scorso ed autorevole intellettuale.
L'Accademia di Stoccolma, nel conferirle il Nobel, l'aveva premiata perché nei suoi romanzi aveva raccontato "l'epopea dell'esperienza delle donne", basandosi sulla vita vissuta in Africa e in Inghilterra e sulle contraddizioni dell'universo femminile, condensate in quello che è probabilmente la sua opera più conosciuta, "Il taccuino d'oro" del 1962. Si tratta del diario di una donna, Anna Wulf, che cerca una via d'uscita dal caos, dall'ipocrisia e dallo stordimento della sua generazione. Un libro divenuto per molti un 'cult' della letteratura femminista, ma non per l'autrice che invitava le donne a battersi per cambiare le leggi obsolete che le riguardano anziché disperdere "molte energie" a insultare i maschi.
 
La Lessing giudicava superato "il femminismo di una volta, quando le donne non avevano neppure il diritto di voto" e lamentava il fatto che "molte donne al potere che assumono atteggiamenti molto maschili".

Doris Lessing aveva smesso di incarnare il femminismo ma non di raccontare il mondo delle donne e il mondo come sarebbe se le donne non vi fossero. Nata in Persia (Iran), figlia di genitori inglesi, nel 1919, Doris May Taylor trascorse l'infanzia a Kermanshah dove il padre lavorava in una banca. Nel 1925 la famiglia si trasferì in Rhodesia, allora colonia britannica e oggi odierno Zimbabwe di Robert Mugabe, accusato dalla scrittrice di aver messo in piedi un "regno del terrore" dove non si può scrivere liberamente nè comprare libri.

Lasciò la casa paterna nel 1937, si iscrisse al Partito comunista, che abbandonerà nel 1954, e sposò in seconde nozze l'attivista politico ebreo-tedesco Gottfried Lessing, dal quale si separo' nel 1949.   Poi trasferisce in Inghilterra col figlio minore, Peter, e lì pubblica il suo primo romanzo "L'erba canta" nel 1950. Da quel momento in poi si dedica a tempo pieno alla scrittura e il sucesso arriva.

Per alcuni libri decide di usare lo pseudonimo di Jane Somers per vedere se verrà pubblicata comunque.
Nel 1983, pubblica "Il diario di Jane Somers", un romanzo sull'amicizia di una giovane donna, Janna, e di una vecchia signora, Maudie. La sua vita, ha detto Nicholas Pearson, il suo editor all'HarperCollins, è stata "un grande dono alla letteratura. Anche in eta' avanzata fu intellettualmente vivace e cursiosa sui cambiamenti che avvengono intorno a noi. Ci mancherà enormemente".
I suoi libri sono stati pubblicati in Italia per la maggior parte da Feltrinelli.

domenica 30 giugno 2013

One Billion Rising: continuità dalla Gran Bretagna


#OBRUK la settimana scorsa è stato incredibile - ora questa settimana ci aiutano  le calde parole del governo a trasformare in azioni reali il cambiamento!
Un messaggio dalla ministra Shadow Home Affairs, Stella Creasy:
 
Ciao!

Una settimana fa, oggi milioni di persone hanno preso parte a un'incredibile giornata di azione globale per chiedere di porre fine alla violenza contro le donne di tutto il mondo. E' una priorità. Aiutaci ora a garantire che il nostro governo prenda un'azione per realizzare quest' ambizione, non solo per un giorno, ma tutti i giorni!

Come parte di OBRUK in Parlamento ho discusso la necessità di introdurre la relazione per l'educazione sessuale per ragazzi e ragazze nelle scuole. Eppure nonostante sia  partito un coro e il primo ministro ha concesso il suo sostegno personale, il ministro del governo responsabile ha detto che non pensava che fosse 'valida' per garantire che questo possa accadere in tutte le scuole. Pertanto, abbiamo bisogno del vostro aiuto per tenere in conto il suo rifiuto di agire!

Si prega di contattare il vostro MP per chiedere come possono aiutarci a cercare di cambiare l'opposizione del governo, a garantire a ogni bambino in Gran Bretagna il consenso per l'insegnamento del rispetto. Qui sotto potete trovare un breve testo da utilizzare per contattare il vostro MP e fateci sapere la risposta che ricevete! e se volete essere un coordinatore regionale per questa azione nella vostra comunità per aiutarci a raggiungere più parlamentari possibili, perfavore restate in contatto.

Anche se il governo non ascolta possiamo tutti supportare le migliori pratiche per le nostre scuole locali per  introdurre questa politica di lobby. Se vuoi fare questo si possono trovare risorse sul nostro sito qui inclusi i collegamenti di risorse di esperte in aiuto femminile. Troverete anche i dettagli sul sito di aiuto che dobbiamo sostenere, gli attivisti in questo elemento locale del nostro lavoro. così fateci sapere se volete intraprendere queste attività.

Inoltre inviateci immagini, video e Blog su OBRUK - da moti di Bute, a Birmingham e a Brixton, ci piacerebbe condividere l'impegno crescente della Gran Bretagna con gli attivisti in altri paesi e ospitarli anche sul nostro sito! Fateci sapere anche se si stanno organizzando eventi o campagne come parte di continuare ad affrontare le cause della violenza contro le donne e le ragazze nel Regno Unito. Vi terremo aggiornati sui nostri progressi in possesso del governo per conto e azione di sostegno attraverso il Regno Unito nei prossimi mesi - così per favore spargete la voce e continuate su facebook o tweet su #OBRUK e #1billionrising!

One Billion Rising è stata la più grande campagna di volontariato che il mondo abbia mai visto - spero che vi unirete a noi nel continuare a crescere e lavorare insieme in Gran Bretagna per un mondo libero dalla paura per tutti!

Stella Creasy lavoro e cooperativa MP per Walthamstow per conto di p.s. OBRUK Shadow ministro degli interni per favore inoltrate questa email a chi credete che vorrebbe aiutare o sostenere questa campagna per chiedere loro di aiutarci a cambiare le menti dei ministri governo!